Bonus Mamme 2026: c'è la proroga per le integrazioni entro il 31 gennaio
Le lavoratrici dipendenti e autonome possono integrare la domanda per il Bonus Mamme 2026 sul portale INPS entro la fine di gennaio.
L'INPS ha implementato nuove funzionalità per il Bonus Mamme 2026, consentendo l'invio di istanze integrative per recuperare mensilità arretrate. La procedura telematica aggiornata mira a garantire il supporto economico anche alle supplenti della scuola e alle lavoratrici autonome.
Aggiornamento INPS: come integrare la domanda Bonus Mamme
L'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha recentemente perfezionato l'infrastruttura digitale dedicata al Nuovo Bonus Mamme, introducendo una finestra temporale decisiva per la regolarizzazione delle posizioni pregresse. Le beneficiarie che, in fase di prima istanza, non avessero indicato la totalità dei periodi spettanti, hanno ora la facoltà di emendare la richiesta. La scadenza perentoria per l'inoltro delle domande integrative è fissata al 31 gennaio 2026. Tale aggiornamento si è reso necessario per permettere una gestione più fluida dei flussi documentali, evitando che errori materiali nella compilazione iniziale si traducano in una perdita definitiva del contributo. Per procedere, l'utente deve autenticarsi tramite SPID, CIE o CNS sul portale istituzionale, navigando attraverso l'area "Sostegni, Sussidi e Indennità" fino alla sezione specifica dedicata ai genitori.
Requisiti e beneficiarie: inclusione per supplenti e autonome
Il quadro normativo del Bonus Mamme 2026 si distingue per un'estensione significativa della platea delle destinatarie, includendo profili professionali spesso ai margini di tali tutele. Oltre alle lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato (con l'esclusione del comparto domestico), la misura abbraccia le lavoratrici autonome regolarmente iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie. Un punto di particolare rilievo per la cronaca scolastica riguarda le supplenti della scuola (personale Docente e ATA): l'agevolazione spetta anche in presenza di contratti a tempo determinato, a patto che risulti un rapporto di lavoro attivo nelle mensilità oggetto della richiesta. Il contributo, pari a 40 euro mensili, è vincolato a una soglia di reddito annuo entro i 40.000 euro per l'anno 2025 e alla presenza di almeno due figli (con limiti di età variabili tra i 10 e i 18 anni in base alla numerosità del nucleo familiare).
Prossimi step: riesami e gestione delle domande respinte
L'evoluzione della piattaforma INPS non si esaurisce con la finestra delle integrazioni. Fonti interne all'ente previdenziale confermano che è in fase di rilascio un ulteriore modulo software destinato alla gestione dei riesami. Questa funzione sarà vitale per tutte quelle madri che hanno ricevuto un provvedimento di respingimento o un accoglimento parziale dovuto a incongruenze nelle banche dati o mancanze documentali. Nell'esperienza quotidiana di chi gestisce pratiche assistenziali, emerge spesso come la complessità dei requisiti anagrafici dei figli possa generare errori di calcolo automatico; la possibilità di contestare l'esito della domanda rappresenta quindi un passaggio fondamentale per la tutela dei diritti delle lavoratrici. Si raccomanda di monitorare costantemente il proprio cassetto previdenziale per intercettare tempestivamente le comunicazioni dell'Istituto e agire prima dei termini di decadenza.