Caos a scuola: la verità sul questionario di Azione Studentesca
Il documento di insegnanti e personale ATA difende l’antifascismo e contesta le segnalazioni docenti promosse da Azione Studentesca.
L'iniziativa di Azione Studentesca di raccogliere denunce anonime su presunti casi di propaganda in aula ha scatenato una vasta mobilitazione. Una lettera firmata da oltre 300 operatori scolastici respinge le segnalazioni docenti, rivendicando la Costituzione come unico orizzonte pedagogico.
Dal codice QR alle accuse di schedatura: il caso delle segnalazioni docenti
La genesi della controversia risiede in una strategia comunicativa capillare, emersa inizialmente in un istituto superiore di Pordenone e successivamente all’Istituto Livi di Prato, per poi riverberarsi sul tessuto scolastico nazionale. La comparsa di manifesti dotati di codice QR ha introdotto, di fatto, uno strumento digitale per il monitoraggio dell'attività d'aula: scansionando il codice, gli studenti venivano reindirizzati a un questionario online gestito da Azione Studentesca. L'obiettivo dichiarato non era la compilazione di liste nominali, bensì la raccolta di testimonianze anonime riguardanti presunti episodi di indottrinamento o propaganda politica unilaterale da parte dei professori.
Tuttavia, la percezione all'interno del corpo docente e delle sigle sindacali è stata diametralmente opposta. L'assenza di un contraddittorio immediato e la natura politica del promotore — movimento giovanile organicamente legato a Fratelli d'Italia — hanno sollevato lo spettro delle "liste di proscrizione". Non si tratta di un semplice disaccordo procedurale, ma di una frattura sulla natura stessa del rapporto fiduciario tra discente e formatore. Le segnalazioni docenti, in questo contesto, vengono lette non come esercizio di critica, ma come potenziale strumento di pressione che rischia di indurre un'autocensura preventiva nel personale scolastico, limitando la libertà di trattare temi di attualità o storia contemporanea.
La reazione istituzionale e il dibattito sulla libertà di insegnamento
L'ingresso della vicenda nelle aule parlamentari ha polarizzato il dibattito pubblico. Da un lato, le forze di opposizione, segnatamente Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra, hanno sollecitato un intervento ispettivo, denunciando un clima intimidatorio incompatibile con i principi democratici. Dall'altro, il Ministero dell'Istruzione e del Merito, attraverso le parole della sottosegretaria Paola Frassinetti, ha tentato di disinnescare la polemica, inquadrando l'accaduto come una legittima, seppur autonoma, iniziativa studentesca. La linea ministeriale si è attestata sulla difesa del diritto degli studenti di evidenziare criticità, sottolineando l'assenza di schedature formali grazie al vincolo dell'anonimato.
Questa lettura garantista non ha però sedato il malcontento delle organizzazioni di categoria. L’Associazione Nazionale Presidi e la Flc Cgil hanno ribadito che la valutazione dell'operato docente deve seguire canali istituzionali e statutari, non piattaforme gestite da movimenti politici. La distinzione tra libertà di insegnamento e indottrinamento rimane il confine sottile e conteso su cui si gioca la partita: se per la maggioranza di governo è necessario tutelare gli studenti da visioni partigiane, per il mondo della scuola il rischio è quello di trasformare l'aula in un luogo di sospetto reciproco.
Il fronte dei 305 firmatari: l’antifascismo come pilastro educativo
È in questo scenario di tensione che si inserisce il documento di solidarietà sottoscritto da 305 operatori del settore, tra cui docenti universitari, insegnanti di ogni ordine e grado e personale ATA. La lettera trascende la difesa corporativa per toccare nodi costituzionali. I firmatari respingono l'equazione secondo cui parlare di antifascismo equivalga a fare politica di parte. Il testo è perentorio: l'antifascismo non è un'opzione ideologica tra le tante, ma la matrice stessa della Repubblica Italiana e, di conseguenza, della scuola pubblica.
La mobilitazione, nata a supporto dei colleghi dell'istituto pratese accusati di propaganda, pone l'accento sulla necessità di una scuola "critica, inclusiva e plurale". Secondo i sottoscrittori, le segnalazioni docenti per motivi ideologici rappresentano un attacco alla funzione civica dell'istruzione. Difendere la libertà didattica significa, in quest'ottica, garantire che la Costituzione rimanga il terreno comune del confronto, rifiutando ogni forma di sorveglianza che miri a silenziare la complessità storica e sociale nell'educazione delle nuove generazioni.