Carta del Docente 2026, FLC CGIL: importo ridotto a 400 euro per tutti
Il MIM include i supplenti senza aumentare i fondi: il valore scende per finanziare l'allargamento della platea. Il comunicato al vetriolo della FLC CGIL.
Il nuovo decreto interministeriale ridisegna la Carta del Docente: il bonus scende a 400 euro per finanziare l’ingresso dei supplenti nella misura. Una contrazione delle risorse per la formazione che riduce il potere d'acquisto degli insegnanti senza adeguati correttivi.
Il nuovo importo della Carta del Docente scende a 400 euro
L'atteso provvedimento amministrativo, ormai prossimo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ufficializza una modifica sostanziale nella gestione del bonus per l'aggiornamento professionale. La cifra erogata subisce una decurtazione netta, assestandosi a 400 euro, ovvero cento euro in meno rispetto allo standard storico stabilito dalla Legge 107/2015. Questa sforbiciata al valore nominale del voucher arriva in un contesto economico complesso: dal 2015 a oggi, infatti, il costo della vita ha registrato impennate significative e l'inflazione ha eroso il potere d'acquisto reale di circa il 20%. La mancata indicizzazione del fondo, unita a questo taglio diretto, rischia di compromettere la capacità dei professori di investire in modo continuativo in libri, corsi universitari, software e ingressi nei musei, limitando di fatto gli strumenti a supporto della didattica.
L'estensione ai precari e il nodo delle coperture finanziarie
La genesi di questa riduzione risiede in una scelta politica precisa del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM): l'ampliamento dei beneficiari. Il bonus viene infatti esteso strutturalmente ai docenti con contratto a tempo determinato e al personale educativo, sanando una disparità di trattamento oggetto di numerosi contenziosi legali negli anni passati. Tuttavia, l'operazione avviene a "invarianza finanziaria": l'amministrazione non ha stanziato fondi aggiuntivi per coprire la nuova utenza, optando per una redistribuzione delle risorse esistenti. In termini pratici, l'allargamento della platea è stato finanziato sottraendo risorse alla quota individuale precedentemente garantita ai docenti di ruolo. L'estensione di un diritto sacrosanto, come quello alla formazione per i precari, ricade così economicamente sulle spalle dell'intera categoria docente, anziché essere sostenuta da nuovi investimenti statali.
Il Mim ha scelto di non incrementare i fondi complessivi!
Fondi PON e dispositivi in comodato: l'alternativa del Ministero
Per tentare di arginare il malcontento derivante dalla contrazione del bonus, il decreto introduce una misura compensativa focalizzata sull'hardware. Vengono messi sul piatto 200 milioni di euro, attinti dai fondi PON (Programma Operativo Nazionale), destinati specificamente agli istituti scolastici. Queste risorse serviranno alle scuole per l'acquisto di dotazioni tecnologiche, come PC portatili e tablet, da assegnare successivamente ai professori tramite la formula del comodato d'uso. Sebbene l'iniziativa miri a garantire strumentazione aggiornata, la natura del provvedimento differisce radicalmente dalla filosofia originale della carta: viene meno la flessibilità di spesa individuale e la proprietà del bene, sostituita da un prestito strumentale legato all'istituzione scolastica, non compensando la perdita di autonomia nella gestione del proprio percorso formativo.