Carta del docente 2026: stop al bonus per supplenze brevi

Mancato decreto e piattaforma in stallo: per i precari con contratti brevi il sussidio resta un miraggio ottenibile solo via ricorso.

03 febbraio 2026 15:00
Carta del docente 2026: stop al bonus per supplenze brevi - Carta del Docente
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Continua il silenzio ministeriale sulla Carta del docente 2026. Scaduto il termine di gennaio, manca il decreto attuativo. Confermata l'esclusione automatica per le supplenze brevi: nonostante la giurisprudenza europea, per loro l'unica via d'accesso al beneficio rimane quella giudiziaria.

Ritardi burocratici e incertezze sul decreto attuativo

Il panorama scolastico italiano è nuovamente avvolto da un clima di incertezza operativa. La scadenza del 30 gennaio, data entro la quale si attendeva la pubblicazione del decreto interministeriale volto a sbloccare i fondi per la formazione, è trascorsa senza alcun riscontro ufficiale da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Questo silenzio istituzionale ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori: sebbene fosse noto che l'edizione corrente del sussidio – teoricamente confermato a 500 euro, ma a rischio riduzione – presentasse criticità dovute all'ampliamento della platea dei beneficiari, il rinvio all'anno solare nuovo sembrava una misura sufficiente per garantire il rispetto delle tempistiche amministrative.

Tuttavia, il mese di gennaio si è concluso lasciando un vuoto comunicativo preoccupante. Non solo non sono state ufficializzate le date per l'attivazione della piattaforma online, ma non è giunta alcuna nota esplicativa per giustificare lo stallo. La complessità deriva dall'inclusione strutturale dei docenti con contratto annuale, una manovra che, pur necessaria, sta mettendo a dura prova la capienza dei capitoli di spesa, alimentando il timore concreto di una sforbiciata all'importo nominale del bonus formazione.

Carta del docente 2026 negata alle supplenze brevi

Il nodo più critico della vicenda riguarda, tuttavia, una specifica categoria del precariato scolastico. Indipendentemente da quando il sistema informatico verrà riaperto per l'anno scolastico 2025/26, è ormai acclarato che i docenti titolari di supplenze brevi e saltuarie non troveranno il proprio nominativo tra gli aventi diritto all'accredito automatico.

L'attuale architettura normativa e i filtri impostati sui sistemi di gestione ministeriali (SIDI) escludono a priori questa fascia di lavoratori, creando una disparità di trattamento sostanziale rispetto ai colleghi di ruolo o con incarico annuale. Non vi sarà, dunque, alcuna erogazione spontanea del wallet digitale per chi ha stipulato contratti per scampoli di anno scolastico, lasciando migliaia di insegnanti privi delle risorse necessarie per l'aggiornamento professionale obbligatorio.

La sentenza europea e la strada obbligata del ricorso

Questa esclusione persiste in aperta contraddizione con i dettami sovranazionali. La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza depositata il 3 luglio 2025, ha ribadito con forza che la formazione è un diritto inalienabile di tutti i docenti, senza discriminazioni basate sulla durata del rapporto di lavoro. Secondo i giudici di Lussemburgo, la clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato osta a una normativa nazionale che neghi l'indennità ai precari temporanei.

Di conseguenza, per i docenti esclusi dalla Carta del docente 2026, si prospetta un iter obbligato: il ricorso giudiziario. Fino a quando il legislatore non recepirà organicamente la direttiva europea adeguando le procedure automatiche, l'unico modo per ottenere il riconoscimento del bonus (e degli arretrati) è adire le vie legali. La giurisprudenza nazionale, allineandosi a quella comunitaria, riconosce ormai sistematicamente il diritto, applicando la prescrizione quinquennale: ciò significa che è possibile recuperare le somme non percepite per i contratti stipulati negli ultimi cinque anni scolastici.

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