Caso Giusy Giugliano: dal treno al carcere per stalking
La difesa dell'ex collaboratrice pendolare: tra l'accusa di persecuzione alla preside Carfora e il giallo del certificato medico mai inviato.
Dalla celebrità mediatica come "pendolare d'Italia" alle manette: la parabola di Giusy Giugliano è ora una complessa vicenda giudiziaria. L'ex collaboratrice scolastica, licenziata dal Parco Verde, affronta un processo per stalking ai danni della dirigente Eugenia Carfora e un contenzioso lavorativo legato a un certificato Inps fantasma.
Dagli onori della cronaca agli arresti domiciliari
La narrazione pubblica riguardante Giuseppina Giugliano ha subito una metamorfosi radicale rispetto al 2023, quando la sua storia di pendolarismo estremo sulla tratta Napoli-Milano catalizzò l'attenzione nazionale. Oggi, il focus si è spostato dalle carrozze dei treni alle aule di tribunale: la trentenne, dopo un periodo di detenzione in carcere, ha ottenuto la misura degli arresti domiciliari in seguito all'istanza accolta dal Tribunale del Riesame. La donna si trova al centro di un doppio ciclone legale: da un lato il versante penale, curato dall'avvocato Corrado Coppola, scaturito da denunce per atti persecutori e violazione dei divieti di avvicinamento; dall'altro, una battaglia giuslavoristica per impugnare il licenziamento, affidata all'avvocato Veronica Ascolese.
L'ombra dello stalking sulla "Preside Coraggio"
Il procedimento penale, ormai prossimo alle battute conclusive con sentenza attesa per la primavera, vede come parte lesa una figura istituzionale di primo piano: Eugenia Carfora. Nota come la "preside-coraggio" dell'Istituto Morano di Caivano, la dirigente è divenuta simbolo di legalità in un territorio difficile, tanto da ispirare la fiction Rai "La Preside" interpretata da Luisa Ranieri. Secondo l'impianto accusatorio, le comunicazioni ossessive e i comportamenti della Giugliano avrebbero configurato il reato di stalking. Le violazioni delle misure restrittive imposte dall'autorità giudiziaria hanno aggravato la posizione dell'indagata, trasformando una controversia lavorativa in una questione di sicurezza personale che ha portato all'arresto.
Il ritorno a Caivano e la richiesta della Legge 104
Per comprendere la genesi del licenziamento di Giusy Giugliano, occorre riavvolgere il nastro al 2024, anno del suo trasferimento definitivo dalla Lombardia alla Campania. Assunta come personale Ata presso la scuola del Parco Verde, la donna ha riferito ai propri legali di essersi trovata in una situazione familiare critica: la necessità di assistere uno zio affetto da disabilità grave. La difesa sostiene che l'ex bidella fosse l'unica figura familiare di cui l'uomo si fidasse, rifiutando assistenti esterni. Per tale ragione, la dipendente avrebbe richiesto e ottenuto, seppur con ritardi burocratici, i permessi previsti dalla Legge 104. Tuttavia, il carico fisico derivante dall'assistenza avrebbe causato alla donna severe lombosciatalgie, costringendola a richiedere un periodo di malattia.
Il giallo del certificato e l'assenza ingiustificata
Il nodo cruciale che ha portato alla risoluzione del rapporto di lavoro risiede in un presunto cortocircuito burocratico-sanitario. La versione difensiva evidenzia un errore procedurale: il medico curante, pur avendo visitato la paziente, non avrebbe trasmesso telematicamente il certificato di malattia alla piattaforma dell'Inps. Nonostante Giusy Giugliano avesse comunicato via email alla scuola il prolungamento dell'assenza, la mancata ricezione del protocollo ufficiale ha generato una contestazione per assenza ingiustificata. I giorni contestati ammontano a 17, ben oltre la soglia di tre giorni che fa scattare la sanzione espulsiva. Questo dettaglio, emerso con chiarezza solo dopo la sentenza di primo grado che ha confermato il licenziamento, è ora il pilastro del ricorso in appello.
Ecco i punti chiave della difesa lavorativa:
Necessità di assistenza familiare (Legge 104).
Insorgenza di patologie fisiche correlate allo sforzo.
Mancata trasmissione telematica del certificato da parte del medico.
Comunicazione informale dell'assenza avvenuta tramite email.