Concorso in magistratura: la denuncia arriva in Parlamento e la commissione ammette la leggerezza di un commissario

Il concorso in magistratura finisce sotto la lente d'ingrandimento del Parlamento dopo la presunta fuga di tracce a Roma.

01 luglio 2026 19:30
Concorso in magistratura: la denuncia arriva in Parlamento e la commissione ammette la leggerezza di un commissario -
Condividi

Il concorso in magistratura svolto alla Fiera di Roma è finito al centro di uno scontro politico e giudiziario. Diversi candidati sostengono di aver visto, con largo anticipo, la traccia di diritto penale prevista per il giorno successivo alla prova di diritto civile. La segnalazione, accompagnata da screenshot di conversazioni private, è arrivata sul tavolo della commissione esaminatrice e, da lì, alla Procura di Roma. Ora il caso è approdato anche a Montecitorio e Palazzo Madama, con quattro interrogazioni parlamentari indirizzate al ministro della Giustizia.

Cosa è successo durante le prove scritte

Durante la prova di diritto civile, martedì 24 giugno, alcuni aspiranti magistrati avrebbero notato sul tavolo dei commissari, in uno dei padiglioni della Fiera di Roma, fogli riconducibili alla traccia di diritto penale in programma il giorno dopo. Gli screenshot delle chat, risalenti alla sera dello stesso martedì, citano il reato di «devastazione e saccheggio»; quel tema, poi, non è stato tra quelli sorteggiati. Dopo la segnalazione di un gruppo di candidati, il verbale dell'episodio è stato trasmesso alla commissione e poi alla Procura di Roma, che valuterà eventuali indagini. Il caso ha subito acceso il dibattito tra i partecipanti al concorso; c'è chi chiede l'annullamento immediato della prova; chi invece attende sviluppi ufficiali.

La versione del presidente della commissione

Il presidente della commissione, l'ex presidente della Corte d'Appello di Bari Franco Cassano, ha in parte confermato l'episodio in un'intervista al quotidiano Domani. Secondo la sua ricostruzione, la fuga di notizie sarebbe attribuibile alla «leggerezza» del professore di Diritto penale Luigi Foffani, che stava lavorando agli appunti per la preparazione delle tracce.

Cassano precisa che il docente non avrebbe mai lasciato incustodito il materiale, che verrà inviato al ministro della Giustizia insieme alla relazione ufficiale. Il presidente minimizza l'accaduto, definendo quanto visto dai candidati «solo una bozza», da cui sarebbe stato impossibile risalire al contenuto reale della prova. Ammette però che «forse quello non era il luogo più opportuno per lavorare», pur ribadendo che l'argomento non è stato poi oggetto d'esame.

Le reazioni dei candidati e le iniziative legali

La parziale ammissione del presidente ha avuto un effetto opposto a quello sperato: sui gruppi WhatsApp e Telegram dei partecipanti al concorso, molti sostengono che quanto dichiarato basti, di per sé, a invalidare l'intera selezione. Il riferimento normativo citato è l'articolo 6 del Regio decreto 1860 del 1925, secondo cui «qualsiasi determinazione presa al riguardo prima del giorno della prova è priva di valore».

Alcuni candidati fanno notare che, se una traccia non estratta è stata vista in anticipo, non si può escludere che lo stesso sia accaduto anche per quella realmente sorteggiata, relativa al reato di bancarotta. Per questo motivo si stanno preparando due strade legali parallele: un'istanza al ministero della Giustizia per chiedere l'annullamento in autotutela; un ricorso al Tar, per ottenere la sospensione cautelare della correzione degli scritti. I concorsisti hanno già contattato l'avvocato Salvatore Romano, docente di Diritto amministrativo alla Luiss di Roma.

Le interrogazioni parlamentari sul concorso in magistratura

Il caso del concorso in magistratura è arrivato anche nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, con quattro interrogazioni presentate al ministro Carlo Nordio. Il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto ha parlato di una «profonda mancanza di attenzione», chiedendo al Guardasigilli di chiarire le responsabilità dell'accaduto.

La capogruppo M5s in Commissione Giustizia alla Camera, Valentina D'Orso, ha sollevato dubbi sulla tutela dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, chiedendo iniziative cautelative per garantire trasparenza. Sulla stessa linea il senatore Pd Walter Verini, che ha chiesto un'ispezione amministrativa immediata sulla gestione delle tracce. Un'interrogazione analoga porta la firma dei deputati di Azione Antonio D'Alessio, Fabrizio Benzoni e Giulio Cesare Sottanelli.

Segui tutti gli aggiornamenti di Scuolalink.it sul canale Telegram

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail