Conferma docenti di sostegno: l'analisi critica del CNDDU

Il CNDDU analizza luci e ombre della conferma docenti di sostegno su richiesta delle famiglie per il biennio 2026/2028.

A cura di Scuolalink Scuolalink
05 gennaio 2026 15:00
Conferma docenti di sostegno: l'analisi critica del CNDDU - Docente di sostegno
Docente di sostegno
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Il CNDDU esamina la conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie. Pur valorizzando la continuità didattica, si evidenziano rischi per la qualità dell'inclusione scolastica e la professionalità degli insegnanti, richiamando al rispetto dei principi costituzionali.

Conferma dei docenti di sostegno e tutela dei diritti educativi degli studenti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con attenzione critica la notizia relativa alla conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie, prevista anche per il biennio 2026/2028, così come delineata dalla bozza dell’Ordinanza Ministeriale sull’aggiornamento delle GPS, in attuazione del decreto n. 32 del 26 febbraio 2025.

La continuità didattica rappresenta un valore rilevante per gli alunni e le alunne con disabilità, poiché favorisce stabilità relazionale, fiducia educativa e coerenza nei percorsi di apprendimento. Tale principio trova fondamento nell’articolo 3 della Costituzione italiana, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale e culturale che limitano l’eguaglianza dei cittadini, nonché nell’articolo 34, che sancisce il diritto all’istruzione come diritto fondamentale e universale.

Il riconoscimento del ruolo delle famiglie e del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) nel processo decisionale si inserisce coerentemente nel quadro delineato dalla legge n. 104 del 1992, che individua nella corresponsabilità educativa e nella progettazione condivisa i pilastri dell’inclusione scolastica, ulteriormente rafforzati dal decreto legislativo n. 66 del 2017 e dal successivo decreto legislativo n. 96 del 2019, che hanno ridefinito il modello di inclusione in chiave sistemica e collegiale.

Tuttavia, il Coordinamento ritiene necessario ribadire che l’inclusione non può essere ridotta a un automatismo amministrativo né la continuità può tradursi in una mera conferma formale. L’inclusione è, prima di tutto, un processo culturale, pedagogico e civile, che interpella l’intera comunità scolastica. In questa prospettiva, anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009, richiama esplicitamente il diritto a un’istruzione inclusiva di qualità, fondata su pari opportunità e su adeguati supporti professionali.

Una scuola autenticamente inclusiva non tutela soltanto il bisogno di stabilità emotiva, ma garantisce progettualità educativa, competenze professionali qualificate e responsabilità collegiale. Il docente di sostegno, come chiarito dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza consolidata, non è assegnato alla famiglia, bensì alla classe, in un’ottica di inclusione che riguarda l’intero gruppo e non il singolo alunno in una logica di separazione.

Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare la figura del docente di sostegno in una presenza esclusiva e personalizzata, indebolendo il principio di contitolarità e corresponsabilità didattica sancito dall’ordinamento scolastico. Ciò contrasta con la finalità stessa delle norme inclusive, orientate alla rimozione delle barriere e alla partecipazione piena di tutti gli studenti alla vita della classe.

Particolare attenzione merita inoltre la possibilità di confermare docenti privi di titolo di specializzazione. Se da un lato tale previsione risponde a esigenze contingenti di copertura dei posti, dall’altro solleva interrogativi rispetto al diritto alla qualità dell’insegnamento, richiamato implicitamente dall’articolo 24 della Convenzione ONU e dai principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. L’assenza di un investimento strutturale sulla formazione specialistica rischia di consolidare una condizione emergenziale in contrasto con una visione di inclusione stabile e duratura.

Preoccupano, infine, i vincoli previsti per i docenti confermati, esclusi per l’intero anno scolastico dalle operazioni di conferimento di altri incarichi su posti vacanti e disponibili. Tali limitazioni incidono sulla libertà professionale e sulla dignità lavorativa, principi che trovano tutela negli articoli 1, 4 e 35 della Costituzione, e che non possono essere sacrificati senza un adeguato bilanciamento con l’interesse educativo.

Il Coordinamento invita pertanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito e gli Uffici scolastici territoriali a vigilare affinché l’applicazione della norma avvenga nel rispetto del quadro costituzionale e legislativo vigente, garantendo equità, trasparenza e centralità della persona. La continuità didattica non deve diventare una scorciatoia burocratica, ma un progetto educativo consapevole, fondato su professionalità solide e su un autentico rispetto dei diritti di tutti: studenti, famiglie e docenti.

Solo così la scuola potrà dirsi realmente inclusiva e fedele alla propria missione costituzionale: rimuovere gli ostacoli, non crearne di nuovi, e garantire a ogni studente non soltanto la presenza a scuola, ma il pieno esercizio del diritto all’educazione, alla dignità e all’autodeterminazione.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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