Crisi dei lavoratori ODA: l'appello del CNDDU per stipendi e diritti
CNDDU al fianco dei lavoratori ODA: servono tutele urgenti e un piano certo per il pagamento degli arretrati dopo un anno senza stipendio.
La grave situazione dei lavoratori ODA richiede un intervento immediato. Da dodici mesi senza retribuzione, il personale garantisce servizi essenziali nonostante la crisi. Il CNDDU sollecita tutele concrete e il saldo degli arretrati, definendo inaccettabile la violazione dei diritti.
Solidarietà ai lavoratori ODA: appello per tutele e pagamento degli arretrati
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con estrema attenzione e crescente preoccupazione la vicenda dell’Opera Diocesana di Assistenza (ODA), che da dodici mesi vede circa 300 lavoratori privati della retribuzione, pur continuando a garantire quotidianamente servizi essenziali a oltre 1.500 assistiti, in gran parte persone con disabilità gravissima. Una situazione che non può più essere interpretata come una crisi contingente, ma che assume i tratti di una sistematica compressione dei diritti fondamentali del lavoro.
La condizione dei lavoratori dell’ODA è stata riportata con forza all’attenzione dell’opinione pubblica da Santo Musumeci, presidente dell’associazione Catania più Attiva, la cui denuncia rompe un silenzio che rischiava di diventare assuefazione. Dodici mesi senza stipendio, a fronte di una presenza costante sul posto di lavoro, non sono un sacrificio accettabile né una prova di dedizione: sono una violazione della dignità umana. Il lavoro di cura, specie quando rivolto ai più fragili, non può essere sostenuto dall’eroismo forzato né trasformato in una forma di lavoro gratuito mascherato da responsabilità morale.
Secondo gli aggiornamenti forniti dal presidente del Consiglio di amministrazione dell’Opera diocesana di assistenza, Adolfo Landi, la gestione dei servizi sanitari da parte del Consorzio Sisifo, attraverso la società S.O. Servizi Sanitari Integrati Srl, potrebbe avviarsi a partire dal 1° febbraio, dopo la conclusione delle volture delle convenzioni sanitarie con l’ASP Catania. Il contratto di affitto del ramo sanitario, della durata di un anno, rappresenta un passaggio amministrativo rilevante, ma non può essere considerato di per sé una risposta alla crisi sociale in atto.
All’atto del subentro verrebbe infatti corrisposta una sola mensilità arretrata, a fronte di undici mensilità complessivamente dovute, incluse le spettanze aggiuntive, considerando che l’ultimo stipendio percepito risale a febbraio 2025. Tale misura, pur costituendo un primo segnale, appare largamente insufficiente e rischia di cristallizzare una condizione di precarietà prolungata e ingiustificabile.
Particolare preoccupazione suscita inoltre il contesto in cui si è giunti all’accordo, segnato dalla firma delle manleve da parte dei lavoratori, chiamati a rinunciare a eventuali rivendicazioni nei confronti della nuova gestione. In una situazione di evidente fragilità economica e sociale, questa scelta solleva interrogativi seri sul rispetto sostanziale dei diritti e sul principio di equità nei rapporti di lavoro.
Il CNDDU ritiene necessario affermare con chiarezza che il risanamento di un ente non può avvenire trasferendo il peso della crisi esclusivamente su chi lavora. Per questo propone l’istituzione immediata di un tavolo di garanzia interistituzionale, con la partecipazione di Asp, Regione, rappresentanze dei lavoratori e soggetti del terzo settore, finalizzato a definire un cronoprogramma vincolante per il pagamento degli arretrati e a monitorare il rispetto dei diritti contrattuali e occupazionali durante la fase di transizione.
Pur riconoscendo che l’operazione in corso possa contribuire al salvataggio dell’ODA, come più volte sottolineato dall’arcivescovo Luigi Renna, e tenuto conto dell’accesso dell’ente alla procedura di Composizione negoziata della Crisi presso la Camera di Commercio e alle misure protettive del Tribunale, il Coordinamento ribadisce che nessun piano di rilancio può essere considerato sostenibile se fondato sulla sospensione dei diritti del lavoro.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime solidarietà piena, concreta e continuativa ai lavoratori e alle lavoratrici dell’ODA, riconoscendone il valore umano e professionale e sostenendone le legittime rivendicazioni. Difendere i loro diritti significa difendere, allo stesso tempo, il diritto alla cura delle persone più fragili e la credibilità delle istituzioni.
La dignità del lavoro non è una variabile negoziabile. È il fondamento di ogni autentica comunità civile.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU