Ddl Valditara torna in Parlamento: nuove polemiche su educazione sessuale e consenso informato

Il Ddl Valditara arriva al Senato e si riaccende il dibattito tra associazioni e pedagogisti sul consenso informato delle famiglie.

05 gennaio 2026 10:00
Ddl Valditara torna in Parlamento: nuove polemiche su educazione sessuale e consenso informato - Il Senato
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Il Ddl Valditara torna in Senato, riaprendo il dibattito pubblico e politico. Mentre le associazioni difendono il primato educativo dei genitori, i critici temono un passo indietro per la scuola italiana rispetto agli standard europei di formazione.

Il ritorno del Ddl Valditara in Senato

Il disegno di legge sul voto in condotta e il consenso informato, già approvato dalla Camera prima della pausa natalizia, riprenderà il suo iter nelle prossime settimane. Al centro della discussione c'è la normativa che richiede l'autorizzazione delle famiglie per attività sensibili, un punto che sta generando forti reazioni opposte. L'associazione Articolo 26 ha recentemente diffuso un comunicato contro alcune amministrazioni locali, accusate di ostacolare l'applicazione del disegno di legge.

Secondo l'associazione, temi come l'affettività toccano ambiti morali e religiosi che spettano esclusivamente alla famiglia, citando a supporto l'articolo 2 del Protocollo addizionale della Convenzione Europea.

Le critiche e il confronto con l'Europa

Di tenore opposto sono le osservazioni sollevate da realtà pedagogiche e testate come Vita.it. Viene evidenziato come le restrizioni previste dal Ddl Valditara rischino di allontanare l'Italia dal modello educativo di gran parte dell'Europa, dove l'insegnamento di queste materie è prassi consolidata.

Ecco i principali punti critici sollevati dagli esperti del settore educativo:

  • Disallineamento rispetto ai 20 Paesi europei dove la materia è obbligatoria.

  • Contrasto con le evidenze scientifiche che dimostrano l'efficacia della prevenzione a scuola.

  • Rischi legati alla mancata informazione su malattie trasmissibili e gravidanze precoci.

Limitare l'intervento scolastico potrebbe impedire misure correttive essenziali di fronte a comportamenti inadeguati, creando un vuoto formativo difficile da colmare se il dialogo manca anche nel contesto familiare.

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