Dimensionamento in Emilia Romagna, scuole accorpate fino a 2500 alunni: a rischio ATA e Presidi
Il piano 2026/2027 impone 17 soppressioni creando istituti da 2.500 alunni. La Regione contesta i tagli del nuovo dimensionamento scolastico.
Il decreto firmato dal commissario Di Palma ridisegna il dimensionamento scolastico Emilia Romagna per il biennio 2026/27. Prevista la soppressione di 17 autonomie e la nascita di mega istituti, scatenando la dura reazione dei vertici regionali sui tagli al personale e alla sicurezza degli studenti.
Il nuovo assetto del dimensionamento scolastico regionale
La mappa dell'istruzione pubblica regionale subisce una profonda trasformazione per effetto del decreto sottoscritto dal commissario ad acta Bruno Di Palma. Il provvedimento, che andrà a regime con l'anno scolastico 2026/2027, sancisce una riduzione netta delle dirigenze: le autonomie passeranno dalle attuali 532 a quota 515. Si tratta di un taglio che impatta trasversalmente su tutte le province, decretando la soppressione di 17 istituzioni scolastiche.
Non siamo di fronte a una semplice riorganizzazione burocratica, ma a un mutamento strutturale che la Regione Emilia-Romagna aveva tentato di arginare, rivendicando la propria virtuosità nel rapporto tra numero di iscritti e sedi dirigenziali. L'applicazione di questi parametri nazionali, percepiti come rigidi e non adattabili al contesto locale, rischia di penalizzare un sistema che finora ha garantito standard qualitativi elevati, applicando una logica di razionalizzazione che non sembra premiare le eccellenze gestionali pregresse.
Criticità dei mega istituti e violazione parametri PNRR
Il cuore della polemica istituzionale risiede nella creazione di plessi dalle dimensioni difficilmente governabili. Il Presidente della Regione, Michele de Pascale, affiancato dall’assessora alla Scuola Isabella Conti, ha sollevato forti perplessità sulla sostenibilità didattica e organizzativa dei nuovi accorpamenti. Le previsioni indicano la genesi di scuole che supereranno agevolmente i 1.800 iscritti, con punte critiche che sfiorano i 2.500 studenti sotto un'unica dirigenza.
Tali volumetrie d'utenza appaiono in netto contrasto con le stesse linee guida suggerite dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che suggeriscono modelli dimensionali più contenuti per favorire l'inclusione e contrastare la dispersione. La preoccupazione maggiore riguarda la tenuta del tessuto connettivo scolastico: gestire numeri così elevati significa diluire la presenza delle figure di riferimento, rendendo l'istituzione meno permeabile alle necessità del singolo studente e trasformando la scuola in un ingranaggio amministrativo sovradimensionato.
Impatto su personale ATA e sicurezza nelle scuole
L'aspetto forse più allarmante del nuovo dimensionamento scolastico Emilia Romagna riguarda le ricadute operative sul personale non docente. La fusione delle autonomie comporta, inevitabilmente, una contrazione dell'organico destinato alle segreterie e al personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario). I vertici regionali denunciano un paradosso gestionale: all'aumentare esponenziale della popolazione studentesca in un singolo polo, corrisponde una diminuzione delle risorse umane deputate al controllo, alla pulizia e al supporto amministrativo.
La critica mossa dall'amministrazione regionale è tagliente: la sicurezza e il controllo sociale all'interno dei plessi non possono essere delegati alla tecnologia. "Non basteranno i metal detector" è l'avvertimento lanciato per sottolineare come il vuoto lasciato da una comunità educante assottigliata non possa essere colmato da strumenti di sorveglianza. Ignorare le specificità delle aree interne e montane, applicando tagli lineari, rischia di sgretolare quel presidio di democrazia e legalità che la scuola pubblica rappresenta sul territorio, aumentando le disuguaglianze invece di appianarle.