Docente per l'inclusione: via libera in Commissione al cambio nome del sostegno

Il DDL della Lega avanza alla Camera: nuova denominazione per i professori di supporto, ma pedagogisti ed esperti restano scettici sulla riforma.

05 febbraio 2026 10:00
Docente per l'inclusione: via libera in Commissione al cambio nome del sostegno - Commissione Cultura della Camera dei Deputati
Commissione Cultura della Camera dei Deputati
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La Commissione Cultura della Camera ha approvato il disegno di legge che trasforma ufficialmente la dicitura "insegnante di sostegno" in docente per l'inclusione. Il provvedimento, bandiera della Lega, punta a una rivoluzione semantica per valorizzare la professione, sebbene il mondo della pedagogia tema un'operazione puramente formale priva di risorse strutturali.

La riforma lessicale del Docente per l'Inclusione e la visione politica

Il percorso parlamentare per la ridefinizione del ruolo di chi assiste gli alunni con disabilità ha segnato un punto cruciale a Montecitorio. Non si tratta, secondo i promotori, di una semplice modifica burocratica, ma di un tentativo di incidere sulla percezione culturale della figura professionale all'interno degli istituti. Giovanna Miele, deputata della Lega e prima firmataria del testo, ha espresso profonda soddisfazione per il risultato ottenuto in Commissione, sottolineando come la nuova etichetta di docente per l'inclusione miri a scardinare vecchi pregiudizi.

Nelle intenzioni del legislatore, questo passaggio serve a riconoscere la centralità di educatori che svolgono mansioni essenziali per la tenuta del sistema scolastico. Una novità rilevante, inserita nel testo approvato, riguarda la promozione della formazione specifica anche per i docenti curricolari. L'obiettivo dichiarato è quello di diffondere competenze nelle didattiche inclusive all'intero corpo docente, evitando che la gestione della disabilità resti confinata a un unico specialista. La politica vede in questa modifica un segnale di dignità professionale, un primo passo verso quella che viene definita una "rivoluzione del mondo scolastico" per garantire una scuola più equa e accessibile.

Le critiche degli esperti: tra "cosmetica linguistica" e realtà d'aula

Se la politica esulta, chi vive quotidianamente la realtà delle aule scolastiche frena gli entusiasmi. Il timore diffuso tra pedagogisti e associazioni di categoria è che il cambio di nome in docente per l'inclusione non scalfisca le problematiche strutturali del sistema. Evelina Chiocca, presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno (CIIS), ha sollevato dubbi sostanziali sull'efficacia del provvedimento. Secondo l'esperta, una nuova denominazione non possiede la "magia" necessaria per estirpare il fenomeno della delega, ovvero quella prassi deleteria per cui l'alunno con disabilità viene affidato esclusivamente all'insegnante specializzato, deresponsabilizzando il resto del consiglio di classe.

Ancora più netto è il giudizio di Dario Ianes, docente di pedagogia speciale e voce autorevole nel panorama accademico. Egli bolla l'operazione come mera "propaganda" o "cosmetica linguistica", incapace di generare un reale cambiamento nella didattica. Per chi osserva le dinamiche scolastiche dal punto di vista scientifico e operativo, la vera inclusione richiederebbe ben altro: co-docenze strutturate, supervisione esperta e una formazione capillare e obbligatoria per tutti i colleghi curricolari, ben oltre le dichiarazioni di principio. Senza un'evoluzione radicale del supporto all'eterogeneità delle classi, il rischio è che il cambio di etichetta serva solo a coprire l'assenza di investimenti concreti.

Prospettive future per la scuola italiana e l'iter del DDL

Il dibattito resta aperto mentre il disegno di legge prosegue il suo cammino verso l'approvazione definitiva. La contrapposizione tra la visione legislativa, che punta sul potere evocativo del linguaggio, e quella pragmatica degli operatori del settore, evidenzia una frattura non ancora sanata. La trasformazione in docente per l'inclusione dovrà confrontarsi con la prova dei fatti: nelle scuole mancano ancora continuità didattica e risorse per garantire un supporto efficace. Sarà il tempo a dire se questa modifica resterà un esercizio di stile su carta intestata o se farà da apripista a quella riforma sistemica che famiglie e insegnanti chiedono da anni.

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