Famiglia nel bosco, Meloni: 'Ispezione sul provvedimento di Chieti'

La Presidente del Consiglio sollecita verifiche sul provvedimento di Chieti e interroga sui criteri di allontanamento dei minori dalle famiglie.

10 gennaio 2026 09:15
Famiglia nel bosco, Meloni: 'Ispezione sul provvedimento di Chieti' - Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
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Durante la consueta conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni è intervenuta sul controverso caso della famiglia nel bosco del Chietino. La Premier ha annunciato la richiesta di un'ispezione ministeriale, evidenziando potenziali contraddizioni nei criteri adottati per la tutela dei minori e il parallelo con i contesti di degrado urbano.

La linea del governo sulla tutela dei minori

Il principio cardine ribadito da Palazzo Chigi riguarda la natura traumatica della separazione tra genitori e figli, definita come una misura da adottare esclusivamente come extrema ratio. Secondo la Presidente del Consiglio, l'allontanamento deve scattare soltanto di fronte a evidenze incontrovertibili di pericolo per l'incolumità fisica o psichica del bambino, escludendo motivazioni legate a visioni ideologiche o stili di vita non convenzionali. La sottrazione dei minori, sostiene l'esecutivo, non può trasformarsi in uno strumento punitivo basato su un giudizio etico del modello educativo scelto dalla famiglia, a meno che non vi siano rischi oggettivi e documentati che compromettano il benessere del minore.

Il paradosso educativo: boschi e baraccopoli a confronto

Il punto focale del ragionamento esposto dalla leader di Fratelli d'Italia risiede in una comparazione diretta tra il caso abruzzese e altre realtà sociali complesse presenti sul territorio nazionale. Meloni ha sollevato un quesito logico riguardante l'uniformità di giudizio: se il vivere a contatto con la natura viene sanzionato come inadeguato, diventa necessario chiarire perché la permanenza di bambini all'interno di un campo rom o in baraccopoli fatiscenti sia, di fatto, tollerata dalle istituzioni. Questo parallelismo serve a mettere in luce una possibile disparità di trattamento, dove la valutazione delle condizioni familiari rischia di scivolare dal piano della sicurezza oggettiva a quello della discrezionalità morale.

Mandato a Nordio: accertamenti e carenza di dati

Per fare luce sulla vicenda specifica e sul sistema in generale, il governo ha conferito mandato al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di attivare gli uffici ispettivi. Tuttavia, l'analisi ha fatto emergere una criticità strutturale ben più ampia: l'assenza di un monitoraggio statistico centralizzato. Attualmente, lo Stato non dispone di un quadro aggiornato e dettagliato sul numero complessivo di bambini allontanati dai nuclei d'origine in Italia. Questa lacuna informativa impedisce al legislatore di comprendere se vi sia un incremento anomalo degli affidi coatti e ostacola la formulazione di politiche mirate a sostenere le famiglie in difficoltà prima di arrivare alla rottura del nucleo.

Verso nuovi registri nazionali per gli affidi

In risposta a queste carenze, l'esecutivo ha delineato una strategia normativa che prevede l'istituzione di appositi registri nazionali presso ogni tribunale. La proposta di legge mira a creare un database organico che raccolga sistematicamente ogni provvedimento di allontanamento.

L'obiettivo è duplice:

  • Garantire trasparenza sulle dinamiche decisionali dei Tribunali per i Minorenni.

  • Fornire una base dati solida per eventuali riforme del diritto di famiglia.

Come sottolineato dalla Premier, "è arrivato il momento di studiare questa questione a fondo", suggerendo che la raccolta dati sia solo il preludio a interventi legislativi più incisivi qualora emergessero distorsioni sistemiche.

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