Famiglia nel bosco: trovata finalmente l'insegnante per i tre bambini

Una docente in pensione seguirà l'istruzione dei minori nella struttura protetta, mentre cresce la tensione con la madre sulla didattica.

12 gennaio 2026 18:00
Famiglia nel bosco: trovata finalmente l'insegnante per i tre bambini - I genitori della famiglia che vive nel bosco
I genitori della famiglia che vive nel bosco
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Una insegnante in pensione si occuperà dell’istruzione dei tre minori della famiglia nel bosco. Mentre prosegue la permanenza nella struttura protetta in Abruzzo, si cerca di garantire l'alfabetizzazione ai piccoli, precedentemente educati tramite unschooling, nonostante le resistenze genitoriali e le imminenti valutazioni del Tribunale.

L'accordo con la docente per i minori della famiglia nel bosco

Dopo settimane di ricerche complesse, complicate dalla forte pressione mediatica che ha indotto molti candidati a declinare l'offerta, è stata individuata una figura professionale idonea. Si tratta di un'esperta in pensione, la quale ha dato la propria disponibilità a recarsi presso la casa-famiglia di Vasto per avviare un percorso di alfabetizzazione di base. L'accordo prevede lezioni a domicilio focalizzate su lettere e numeri, un intervento ritenuto necessario per colmare le lacune formative accumulate durante il periodo di isolamento. La madre dei piccoli, tuttavia, mantiene un atteggiamento di chiusura: le relazioni degli operatori descrivono una donna "infastidita" e "diffidente" verso le indicazioni delle educatrici, tanto da ipotizzare il suo allontanamento dalla struttura qualora l'ostilità dovesse persistere e ostacolare il recupero dei figli.

Tensioni con i genitori e scadenze giudiziarie

Il calendario legale fissa una scadenza imminente e decisiva: il 23 gennaio avranno inizio gli approfondimenti psicodiagnostici richiesti dalla magistratura per valutare lo stato emotivo e cognitivo dei bambini. Il clima resta estremamente teso, alimentato dalle recenti dichiarazioni del padre, il quale sostiene che l'ingresso nella comunità, avvenuto il 20 novembre, abbia innescato una regressione comportamentale nei figli. Secondo la ricostruzione genitoriale, i minori sarebbero passati da una condizione di serenità e collaborazione a manifestazioni di aggressività e autodistruzione. Tali cambiamenti vengono attribuiti dal genitore all'eccessivo stress emotivo derivante dal distacco dal loro habitat abituale e dall'inserimento forzato in un contesto sociale standardizzato.

Il nodo dell'unschooling e l'intervento dello Stato

Al centro del dibattito vi è la validità del metodo educativo scelto dalla coppia di anglo-australiani, noto come unschooling. Nathan e Catherine hanno sempre rifiutato la scolarizzazione tradizionale, privilegiando un apprendimento libero e basato sull'esperienza diretta, come la cura degli animali, la cucina o attività manuali nel bosco. Tuttavia, le istituzioni italiane hanno espresso un giudizio severo sui risultati ottenuti:

  • Il livello di alfabetizzazione è stato classificato come "mediocre".

  • Le competenze acquisite non sono ritenute sufficienti rispetto agli obblighi di istruzione vigenti.

  • La responsabilità dello Stato impone un intervento correttivo immediato. Nonostante l'evidenza delle carenze didattiche sottolineate dai funzionari, la madre appare inamovibile nel rifiutare qualsiasi forma di educazione indotta da soggetti esterni, siano essi insegnanti pubblici o privati.

I rischi di un inserimento scolastico traumatico

Sulla delicata questione dell'integrazione è intervenuto lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, che ha invitato alla cautela riguardo a un eventuale inserimento nella scuola pubblica. L'esperto ha sottolineato come l'ingresso improvviso in un gruppo classe già formato, composto da coetanei con stili di vita opposti e potenzialmente influenzati dal clamore mediatico, potrebbe rivelarsi devastante per la psiche dei bambini. La strategia suggerita dalla difesa punta a una soluzione di compromesso:

  1. Evitare l'accelerazione verso la scuola tradizionale, giudicata "lacerante".

  2. Supportare i genitori nell'organizzazione di una scuola parentale (homeschooling) strutturata e legale.

  3. Monitorare i progressi didattici senza sradicare i minori dal loro nucleo familiare in modo traumatico.

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