Formazione docenti, il CSPI boccia la direttiva sugli enti accreditati e chiede modifiche urgenti

Sulla formazione docenti il CSPI lancia critiche unanimi: troppo centralismo e procedure ritenute irrealistiche per gli enti.

09 giugno 2026 12:58
Formazione docenti, il CSPI boccia la direttiva sugli enti accreditati e chiede modifiche urgenti - CSPI - Consiglio Superiore Pubblica Istruzione
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La riforma della formazione docenti incontra un muro. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha bocciato lo schema di direttiva che riscrive le regole per l'accreditamento degli enti che formano il personale scolastico. Il parere, approvato all'unanimità il 5 giugno, riconosce alcuni obiettivi condivisibili ma elenca numerose criticità da correggere.

Cosa prevede la riforma della formazione docenti

Il provvedimento attua l'articolo 16-ter del decreto legislativo 59/2017 e ridisegna l'intero sistema. Distingue due percorsi: la formazione continua, rivolta a tutto il personale scolastico, e quella incentivata, riservata ai docenti. La novità più forte è l'unificazione dei sistemi di accreditamento finora separati. Il Consiglio condivide gli obiettivi di qualità, trasparenza e tracciabilità, ma parla apertamente di «diverse criticità di tipo ordinamentale, procedurale e terminologico» che impongono una revisione del testo prima del via libera definitivo.

Troppi compiti per la SAFI

La bozza affida alla Scuola di Alta Formazione dell'Istruzione un ventaglio di poteri molto ampio. Tra le funzioni assegnate figurano:

  • indirizzo strategico e validazione preventiva dei piani formativi;

  • monitoraggio delle attività e selezione degli enti per la formazione incentivata;

  • valutazione qualitativa dei percorsi proposti.

Secondo il parere, questi compiti «vanno oltre quelle previste dalla normativa» e risultano «di difficile sostenibilità da parte della SAFI medesima». Il rischio è un sovraccarico che rallenterebbe l'intero meccanismo di accreditamento degli enti.

Il rischio di un sistema troppo centralizzato

Un altro nodo riguarda la piattaforma SOFIA. La bozza prevede che l'offerta lì pubblicata diventi il riferimento obbligato per costruire le attività del Piano triennale dell'offerta formativa. Per il CSPI questo «potrebbe determinare una eccessiva centralizzazione». L'organo chiede che resti salda la competenza delle singole scuole nel definire le proprie priorità. E invoca un «positivo pluralismo di soggetti e di iniziative», per evitare che i controlli si trasformino in un sistema rigido e soffocante.

Tempi, procedure e organismi da rivedere

Le critiche colpiscono anche i dettagli operativi. Il termine del 30 settembre per le nuove domande è giudicato «fortemente restrittivo», mentre le procedure per gli enti già accreditati con le direttive 170/2016 e 258/2023 risultano «eccessivamente complesse e onerose»: serve dare «tempi sensibilmente più distesi». Il Consiglio segnala l'assenza di definizioni chiare e contesta la formula «singoli corsi di particolare valore», preferendo «singoli corsi riconosciuti validi ai fini della formazione». Critico anche il divieto, «particolarmente restrittivo», di collaborare con soggetti non accreditati. Sul Comitato tecnico nazionale mancano composizione e criteri di nomina: «è opportuno integrare».

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