Genova, 12 indagati per il bimbo caduto a scuola: per la Procura mancava la sorveglianza
La Procura contesta l'abbandono di minore e ritardi gravi nella trasmissione del fascicolo medico. L'alunno necessitava di un monitoraggio costante.
Svolta giudiziaria nelle indagini sul grave incidente occorso al bimbo caduto a scuola lo scorso settembre a Genova. Gli inquirenti hanno iscritto dodici persone nel registro degli indagati, ipotizzando reati che vanno dall'abbandono di incapace all'omissione di atti d'ufficio legati alla gestione della disabilità.
Le accuse della Procura sul caso del bimbo caduto a scuola
L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Genova, ha scoperchiato una catena di presunte negligenze che coinvolge due distinti istituti scolastici. Gli avvisi di garanzia hanno raggiunto, secondo quanto ricostruito dall'Ansa, sia il personale del Polo Res (l'istituto frequentato dal minore al momento dell'incidente) sia quello della scuola di provenienza.
La distinzione delle responsabilità è netta. Alla dirigente scolastica e ai docenti dell'attuale istituto viene contestato il reato di abbandono di minore aggravato dalle lesioni: il piccolo, affetto da disabilità, si sarebbe trovato privo di controllo per un lasso di tempo stimato in circa venti minuti. Diversa la posizione del personale della vecchia scuola, accusato di omissione di atti d'ufficio. Secondo l'accusa, non avrebbero trasmesso con la dovuta tempestività la documentazione sanitaria essenziale, quella che certificava la necessità di una "sorveglianza strettissima" per l'alunno, impedendo di fatto ai nuovi docenti di conoscere la reale gravità del quadro clinico.
La dinamica dell'incidente e i problemi strutturali dell'edificio
Al centro della vicenda non vi è solo l'assenza di vigilanza umana, ma anche l'idoneità della struttura. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno acquisito faldoni di documenti presso il Comune di Genova e l'ente proprietario dell'immobile. Dalle prime perizie emergerebbe un dato allarmante: l'edificio non avrebbe posseduto i requisiti minimi di sicurezza scolastica.
La ricostruzione della dinamica evidenzia una falla nel sistema di controllo: il bambino, approfittando dell'assenza della sua insegnante di sostegno (sostituita da altro personale quel giorno), ha potuto vagare indisturbato per i corridoi. È riuscito ad aprire una porta che avrebbe dovuto essere interdetta, accedendo a un terrazzo da cui è poi precipitato. Nonostante nel plesso vi fosse un rapporto numerico tra adulti e ragazzi superiore alla media — per 13 alunni con esigenze speciali erano presenti numerosi operatori — il meccanismo di protezione ha fallito. Attualmente, mentre il piccolo si avvia verso le dimissioni ospedaliere per iniziare un lungo percorso di riabilitazione, il personale scolastico ha manifestato la volontà di proporre un risarcimento alla famiglia.
Responsabilità legale e culpa in vigilando per il bimbo caduto a scuola
Chi vive il mondo della scuola sa che la sorveglianza non è un concetto astratto, ma un obbligo giuridico stringente definito dall'articolo 2048 del Codice Civile. In questo contesto, si configura l'ipotesi di culpa in vigilando, ovvero la responsabilità che investe i docenti e l'amministrazione quando non riescono a impedire un fatto dannoso prevedibile.
La legge impone che la vigilanza sia inversamente proporzionale all'età e al grado di maturazione degli studenti; nel caso di un alunno con disabilità certificata, l'obbligo di controllo diventa quasi assoluto. Per scagionarsi, gli indagati dovranno fornire la cosiddetta prova liberatoria, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare l'evento e che l'incidente è avvenuto per una causa repentina e imprevedibile. Tuttavia, se verrà confermata la mancata trasmissione del fascicolo sulla "sorveglianza strettissima", dimostrare l'imprevedibilità dell'evento diventerà giuridicamente complesso per le parti coinvolte.