Islam a scuola, Frassinetti risponde alle accuse di controllo ideologico: 'Nessuna schedatura degli istituti'

Il caso islam a scuola tra polemiche politiche e chiarimenti del Ministero dell'Istruzione. A spegnere le polemiche ci pensa il sottosegretario Frassinetti.

03 luglio 2026 16:00
Islam a scuola, Frassinetti risponde alle accuse di controllo ideologico: 'Nessuna schedatura degli istituti' - Paola Frassinetti
Paola Frassinetti
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Il tema islam a scuola è tornato al centro del dibattito dopo una richiesta del Ministero dell'Istruzione agli uffici scolastici regionali. L'obiettivo era raccogliere dati su incontri con imam e visite in moschee. La notizia ha scatenato reazioni contrastanti tra sindacati e politica, alimentando un confronto sulla trasparenza amministrativa nelle scuole italiane.

Da dove nasce la polemica sull'islam a scuola

Tutto parte da una comunicazione interna degli uffici ministeriali, che chiedeva di segnalare le attività legate al mondo islamico organizzate nelle scuole, come incontri con imam, visite guidate nelle moschee o dibattiti tematici in classe. La Flc Cgil ha reagito duramente, definendo l'iniziativa una vera e propria schedatura e parlando di un attacco all'autonomia scolastica. Secondo il sindacato, chiedere alle scuole di elencare queste attività rischiava di diventare una forma di controllo sui docenti. L'amministrazione ha replicato subito, precisando che la raccolta di dati non aveva finalità politiche, ma serviva a preparare una risposta tecnica.

Le due risoluzioni parlamentari alla base della richiesta

Le due risoluzioni che hanno spinto il Ministero a raccogliere i dati partono da posizioni diverse. La prima, firmata da Rossano Sasso, chiede maggiori controlli per evitare rischi di indottrinamento religioso nelle scuole pubbliche. La seconda, presentata da Giovanna Miele, punta a garantire maggiore pluralismo culturale e religioso nei percorsi educativi. Per rispondere a entrambe, gli uffici hanno avviato una ricognizione ordinaria presso gli istituti, un passaggio tecnico comune quando il Parlamento chiede chiarimenti. Questo lavoro istruttorio non comporta raccolta di dati sensibili.

Le parole di Frassinetti sulla presunta schedatura

Il Sottosegretario all'Istruzione Paola Frassinetti è intervenuta per chiarire la vicenda, respingendo le accuse arrivate dall'opposizione e da alcuni colleghi di maggioranza. Nel suo comunicato ha definito «fuori luogo» sia chi parla di fantomatiche schedature, sia chi vorrebbe trasformare un normale lavoro istruttorio del Ministero in uno scontro politico. Frassinetti ha sottolineato come questo genere di richieste rientri nella normale attività amministrativa degli uffici. Il Sottosegretario ha invitato a non strumentalizzare la vicenda, ricordando che il confronto sul tema islam a scuola dovrebbe restare ancorato ai fatti raccolti dagli uffici regionali.

I numeri reali emersi dal monitoraggio nelle scuole

I dati raccolti dagli Uffici scolastici regionali ridimensionano la portata della vicenda. Su un totale di oltre 7.000 istituti scolastici coinvolti nella ricognizione, le segnalazioni relative a progetti didattici sulle religioni sono risultate ridotte. Tra i pochi casi individuati, tutti risultano perfettamente tracciabili e regolarmente inseriti nei Piani triennali dell'offerta formativa. Le attività erano state approvate in anticipo dagli organi collegiali e condivise con le famiglie prima del loro svolgimento. Questo dimostra come non si tratti di iniziative nascoste.

Cosa significa questa vicenda per scuole e famiglie

La vicenda aiuta a capire come funziona la gestione dei temi religiosi nelle scuole italiane. Ecco i punti principali:

  • le attività didattiche sulle religioni vanno inserite nel Piano triennale dell'offerta formativa;

  • i progetti devono essere approvati dagli organi collegiali prima di essere realizzati;

  • le famiglie vanno informate con anticipo su incontri, visite o dibattiti in programma;

  • la richiesta ministeriale non riguarda dati personali di studenti o famiglie.

Questi punti spiegano perché il Ministero parla di normale lavoro istruttorio e non di controllo mirato sulle scuole. Il confronto resta aperto sul modo migliore per garantire sia la libertà educativa sia il rispetto dei valori costituzionali.

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