Manovra 2026: quale sarà l'impatto su Isee e Irpef per le famiglie?

La Manovra 2026 analizzata da Bankitalia, Upb e Istat: chi beneficia realmente dei tagli Irpef e delle modifiche all'Isee.

08 novembre 2025 09:30
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Manovra 2026
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La Manovra 2026 introduce modifiche chiave per Irpef e Isee, con impatti variabili sulle famiglie italiane. Sebbene Bankitalia non preveda variazioni sulla disuguaglianza, l'analisi dell'Upb evidenzia benefici Irpef maggiori per i redditi medio-alti. Parallelamente, l'Istat stima che 2,3 milioni di famiglie otterranno vantaggi dalle nuove regole Isee.

L'impatto sulla disuguaglianza e i rilievi di Bankitalia

L'analisi preliminare della Manovra 2026 condotta dalla Banca d'Italia, presentata in audizione parlamentare gli scorsi giorni, offre una visione d'insieme sull'equità distributiva. Secondo l'istituto di via Nazionale, l'insieme delle misure a sostegno del reddito incluse nel Ddl bilancio non dovrebbe generare "variazioni significative della disuguaglianza" nel reddito disponibile equivalente tra le famiglie italiane. Questo apparente equilibrio, tuttavia, nasconde dinamiche specifiche e bilanciamenti tra interventi.

Bankitalia ha infatti chiarito che la principale misura fiscale, la riduzione dell'aliquota Irpef, favorisce in modo preponderante i nuclei familiari che si collocano nei due quinti più alti della distribuzione del reddito. Sebbene l'impatto percentuale sul reddito disponibile di queste fasce sia definito "modesto", la direzione del beneficio è chiara e si concentra sulla parte alta della piramide dei contribuenti. L'intervento sull'Irpef, quindi, non agisce come strumento di riequilibrio, ma tende a premiare chi ha già una capacità contributiva superiore.

Manovra 2026 e Irpef: l'analisi dell'Upb sui beneficiari

L'Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) ha fornito un'analisi molto più granulare della riforma Irpef, confermando la tendenza. Il taglio di due punti di aliquota interesserà poco più del 30% dei contribuenti totali, equivalenti a circa 13 milioni di persone (quanti superano i 28mila euro di reddito), con una riduzione di gettito a regime di 2,7 miliardi. L'Upb sottolinea che circa il 50% del risparmio fiscale totale andrà ai contribuenti con redditi superiori ai 48mila euro, che costituiscono solo l'8% della platea.

Gli effetti variano drasticamente a seconda delle categorie. Nel lavoro dipendente, il beneficio medio annuo è di 408 euro per i dirigenti, 123 euro per gli impiegati e soli 23 euro per gli operai. Per i lavoratori autonomi il risparmio medio si attesta a 124 euro, mentre per i pensionati scende a 55 euro. Questa disparità evidenzia come la misura sia disegnata per alleggerire il carico fiscale nelle fasce medio-alte, con un impatto quasi nullo sui redditi più bassi del lavoro dipendente.

Le nuove regole Isee e la complessità del sistema

Parallelamente all'Irpef, la manovra interviene sull'Indicatore sulla situazione economica equivalente (Isee). L'Istat ha analizzato le modifiche ai parametri di calcolo, che mirano a sostenere specifiche tipologie di nuclei. La soglia di esclusione del valore della casa di abitazione sale a 91.500 euro (dai precedenti 52.500), con un aumento di 2.500 euro per ogni figlio dopo il primo. Cambia anche la scala di equivalenza, con maggiorazioni per nuclei con due o più figli.

Questi nuovi calcoli, che riducono l'Isee per chi ha casa e figli, si applicano solo a cinque trasferimenti sociali (Assegno Inclusione, Supporto Formazione Lavoro, Assegno Unico, Bonus Nido, Bonus Nuovi Nati). L'Istat stima un beneficio medio annuo di 145 euro per 2,3 milioni di famiglie. Sebbene il beneficio sia più alto per i più poveri (263 euro), il 70% delle famiglie avvantaggiate si trova nei quinti centrali. L'Upb, infine, ha ricordato la crescente complessità del sistema fiscale italiano, dove la riforma opera in modo complementare per i dipendenti (riducendo il divario) ma si sovrappone ai benefici esistenti per autonomi e pensionati.

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