Percorsi abilitanti docenti 2025/26, Castellana (Gilda): 'Dovrebbero essere gratuiti e gestiti dagli USR'
Critiche al decreto 138: discrepanza tra offerta universitaria e fabbisogno reale. Il sindacato Gilda chiede corsi gratuiti organizzati dagli USR.
Con la pubblicazione del decreto n. 138, il Ministero ha avviato il terzo ciclo dei percorsi abilitanti docenti per l’a.a. 2025/2026. Immediata la replica della Gilda: il sistema universitario non risponde alle esigenze delle scuole. Necessario un cambio di rotta verso la gestione diretta degli USR.
Il via al terzo ciclo e le incongruenze territoriali
Nella giornata di ieri, 27 gennaio, il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha ufficializzato, tramite il decreto n. 138, l'autorizzazione dei posti e le relative modalità di selezione per l'attivazione dei nuovi percorsi di formazione iniziale. Si tratta di un passaggio cruciale per il reclutamento scolastico, segnando l'avvio del terzo ciclo dei percorsi abilitanti docenti previsti per l'anno accademico 2025/2026. Tuttavia, l'impianto organizzativo delineato dal dicastero non sembra convincere le parti sociali, che rilevano criticità strutturali ormai croniche.
La Gilda degli Insegnanti, attraverso un’analisi puntuale dei dati, ha espresso un giudizio severo sulla pianificazione ministeriale. Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale del sindacato, ha definito la situazione "avvilente", sottolineando come la ripartizione dei posti autorizzati continui a non intercettare le reali necessità dei singoli territori. Secondo il sindacalista, il meccanismo attuale perpetua uno scollamento tra l'offerta accademica e la domanda effettiva degli istituti scolastici, creando imbuti formativi e carenze di personale abilitato dove servirebbe maggiormente.
Squilibri nei percorsi abilitanti docenti: l'allarme sulle materie STEM
Approfondendo l'analisi tecnica della distribuzione dei posti, emergono paradossi evidenti che rischiano di compromettere la copertura delle cattedre vacanti. Il sindacato porta all'attenzione casi emblematici come quello dell'Università di Bari: a fronte di una richiesta massiccia di insegnanti per le scuole medie e superiori, l'ateneo offre appena 75 posti per Lettere e un numero esiguo, pari a 10, per Matematica e Fisica. Di contro, si registra un'ipertrofia dell'offerta per altre discipline, con 70 posti destinati al francese e 65 alla storia dell’arte, numeri che appaiono sproporzionati rispetto alle attuali capacità assunzionali.
Lo scenario non migliora spostando lo sguardo al Nord Italia. In regioni nevralgiche come Piemonte e Lombardia, le Università statali hanno previsto quote di accesso ai percorsi abilitanti docenti nettamente insufficienti, specialmente per le classi di concorso STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Tale carenza risulta ancora più grave se confrontata con l'elevato numero di cattedre disponibili sia per le immissioni in ruolo che per le supplenze annuali, alimentando il rischio di lasciare scoperte numerose posizioni o di dover ricorrere a personale non specializzato.
La proposta operativa: ruolo centrale agli USR e stop ai costi
Di fronte a questo quadro, la Gilda degli Insegnanti avanza una proposta di riforma strutturale del sistema di reclutamento e formazione. La richiesta è chiara: sottrarre agli atenei il monopolio organizzativo per affidare la gestione operativa agli Uffici Scolastici Regionali (USR). Secondo Castellana, gli USR dovrebbero assumere il ruolo di cabina di regia, coordinando l'apporto didattico delle università ma utilizzando le risorse interne alle scuole per la logistica e la pratica.
L'obiettivo di questa transizione gestionale non è solo logistico, ma etico ed economico. Il coordinatore nazionale ribadisce la necessità di rendere i corsi calmierati o, preferibilmente, totalmente gratuiti. La denuncia del sindacato tocca un nervo scoperto del sistema scolastico italiano: la condizione che costringe gli aspiranti docenti a sostenere oneri economici ingenti per poter insegnare. "Non ci stancheremo mai di denunciare questa vergogna tutta italica", conclude la nota sindacale, ponendo l'accento sul diritto all'accesso alla professione senza barriere di censo.