Puglia, allarme bullismo: vittime al 28% nelle scuole
Il report regionale svela il divario tra realtà studentesca e percezione docente: crescono violenze verbali e richieste di tutela anonime.
L'analisi condotta attraverso il Report regionale del Monitoraggio 2024/2025 restituisce un quadro allarmante per il sistema scolastico della Puglia. I dati certificano un incremento significativo degli episodi di bullismo, evidenziando una profonda frattura comunicativa tra il corpo docente e la popolazione studentesca, sempre più esposta a forme di prevaricazione sistematica.
Discrepanza tra vissuto studentesco e rilevazioni docenti
L'indagine statistica, curata dalla Piattaforma ELISA, ha coinvolto un campione significativo composto da oltre 16.000 studenti e circa 3.400 docenti degli istituti pugliesi, portando alla luce un fenomeno in netta espansione rispetto al passato. Confrontando i dati attuali con quelli del biennio 2020/2021, si osserva come la percentuale di alunni che dichiara di aver subito atti di bullismo sia salita dal 23% all'odierno 28%, con un nucleo del 5% che denuncia vessazioni a cadenza settimanale. A fronte di questo scenario critico, emerge una distanza percettiva allarmante da parte degli adulti: nelle scuole secondarie di secondo grado, gli insegnanti stimano che solo il 6% della popolazione scolastica sia vittima di prepotenze e che una percentuale identica agisca come prevaricatore. Tale disallineamento suggerisce l'esistenza di un ampio "sommerso", costituito da dinamiche aggressive che sfuggono completamente al radar educativo e istituzionale, rendendo di fatto inefficaci molte delle attuali strategie di contrasto.
La morfologia delle aggressioni: violenza verbale e discriminazione
Analizzando la tipologia delle offese, il rapporto demolisce lo stereotipo che associa la prevaricazione esclusivamente allo scontro fisico, delineando invece un panorama dominato dalla violenza psicologica. Sebbene il 6% degli intervistati riferisca di percosse e il 12% di strattonamenti, le ferite più comuni vengono inflitte attraverso il linguaggio e l'isolamento sociale: il 33% delle vittime subisce prese in giro costanti, mentre il 30% è bersaglio di insulti o minacce dirette. Particolarmente insidiosa risulta la gestione delle relazioni interpersonali, con il 26% dei ragazzi colpiti da pettegolezzi volti a minare la reputazione e il 23% sistematicamente escluso dalle attività di gruppo. Non meno rilevante è l'impatto sui beni materiali, dato che il 24% degli studenti lamenta furti o danneggiamenti volontari di oggetti personali. Il quadro si aggrava ulteriormente se si considerano le motivazioni discriminatorie: le aggressioni colpiscono specifici target vulnerabili, basandosi sull'orientamento sessuale nell'8% dei casi, sull'origine etnica nel 7% e sulla disabilità nel 6%, confermando una matrice di intolleranza diffusa.
Sicurezza scolastica e insidie del mondo digitale
Nonostante l'82% degli studenti pugliesi continui a percepire l'istituto scolastico come un "luogo sicuro", le barriere protettive sembrano sgretolarsi di fronte alla pervasività delle minacce virtuali. Il fenomeno dell'Hate Speech, ovvero i discorsi d'odio online, ha raggiunto livelli di guardia, coinvolgendo il 34% dei ragazzi, con una quota dell'11% che vi assiste con frequenza settimanale. Parallelamente, le dinamiche di cyberbullismo mostrano numeri più contenuti rispetto alle prevaricazioni "faccia a faccia", ma comunque significativi: l'8% degli intervistati dichiara di aver subito molestie digitali, mentre il 7% ammette di averne commesse. Questo scenario evidenzia una complessità crescente: mentre la scuola fisica mantiene una parvenza di sicurezza strutturale, l'ambiente digitale rappresenta un'estensione del cortile scolastico priva di supervisione efficace, dove le parole e le immagini possono perpetuare il trauma della vittima ben oltre l'orario delle lezioni, creando un ciclo continuo di esposizione alla violenza verbale e psicologica.
Barriere comunicative e richiesta di canali riservati
Uno degli aspetti più critici emersi dal report riguarda l'inefficacia dei canali di denuncia attuali e la scarsa fiducia nelle istituzioni scolastiche come primo punto di riferimento. Di fronte a un episodio di prevaricazione, le vittime tendono a cercare supporto prevalentemente nella sfera privata: il 49% si rivolge alla famiglia, mentre solo il 45% sceglie di confidarsi con i propri insegnanti. Esiste inoltre un paradosso burocratico evidente, poiché, sebbene l'88% delle scuole secondarie abbia formalmente nominato un referente per il bullismo in ottemperanza alla Legge 71/2017, questa figura rimane un'entità astratta per gli studenti. Il 39% dei ragazzi non ne ha mai sentito parlare e solo il 27% saprebbe identificarlo. La soluzione invocata dalla base studentesca è chiara: il 74% segnala l'assenza o la non conoscenza di sistemi di segnalazione sicuri e l'81% richiede con urgenza l'istituzione di canali che garantiscano l'anonimato, ritenuto l'unico strumento valido per superare la paura di ritorsioni e rompere il muro di silenzio.