Referendum Giustizia, Rizza (FLC CGIL Sicilia): scontro aperto sul voto ai fuorisede negato

Adriano Rizza contesta l'esclusione di studenti e lavoratori dalle urne di marzo: un passo indietro per i diritti civili e la democrazia.

02 febbraio 2026 18:30
Referendum Giustizia, Rizza (FLC CGIL Sicilia): scontro aperto sul voto ai fuorisede negato - Adriano Rizza - FLC CGIL Sicilia
Adriano Rizza - FLC CGIL Sicilia
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Il segretario della Flc Cgil Sicilia definisce inaccettabile la scelta governativa di non garantire il voto ai fuorisede per il referendum sulla giustizia. Una decisione che, secondo il sindacato, penalizza migliaia di giovani siciliani e mina la partecipazione democratica.

La polemica sul mancato voto fuorisede referendum: la posizione della Cgil

Una dura presa di posizione scuote il dibattito politico in vista della consultazione popolare prevista per il 22 e 23 marzo. Al centro della controversia vi è l'esclusione della modalità di voto a distanza dal decreto attuativo per il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. A sollevare la questione è Adriano Rizza, segretario regionale della Flc Cgil Sicilia, che ha espresso senza mezzi termini "forte indignazione e profonda preoccupazione" per quella che viene descritta come una lesione dei diritti civili.

Secondo l'analisi del sindacalista, la mancata inclusione delle procedure per permettere a studenti e lavoratori domiciliati altrove di esprimere la propria preferenza rappresenta una palese discriminazione. Il blocco colpisce trasversalmente l'elettorato, ma incide con particolare ferocia sulla popolazione del Mezzogiorno: sono infatti centinaia di migliaia i giovani studenti siciliani che, per ragioni formative o professionali, risiedono stabilmente fuori dalla regione d'origine e che rischiano di essere tagliati fuori dal processo decisionale.

Il confronto con i precedenti e le motivazioni tecniche del Governo

L'affondo della Cgil si concentra sulle giustificazioni addotte dall'esecutivo per questa esclusione. La Sottosegretaria Ferro ha motivato la scelta citando tempistiche troppo ristrette per l'organizzazione e un numero di adesioni non significativo nelle passate sperimentazioni. Tali argomentazioni, tuttavia, vengono respinte al mittente da Rizza, che le bolla come "pretestuose".

Il segretario ricorda come il meccanismo fosse già stato testato con successo durante le Europee 2024 e i referendum abrogativi del giugno 2025. L'intervallo temporale tra l'emanazione del decreto e la data delle urne, osserva il sindacato, è sostanzialmente identico a quello dell'anno precedente, smontando di fatto l'alibi dei "tempi tecnici". Il timore, condiviso anche da diverse forze di opposizione in Parlamento, è che la scelta nasconda un calcolo politico preciso: l'elettorato fuorisede, composto prevalentemente da cittadini giovani e informati, potrebbe esprimere un orientamento critico verso la riforma proposta, specialmente in una consultazione che non prevede il quorum.

L'appello per i diritti dei giovani siciliani: rischio deficit democratico

La questione sollevata travalica il mero aspetto logistico per toccare le corde della rappresentanza democratica. Silenziare chi vive lontano da casa equivale, nella visione della Flc Cgil, a mutilare il corpo elettorale di una sua componente vitale. La Sicilia, territorio storicamente segnato dal fenomeno dell'emigrazione giovanile, pagherebbe il prezzo più alto di questa esclusione, vedendo i propri "figli" impossibilitati a determinare il futuro assetto della giustizia italiana.

In chiusura, Rizza lancia un appello urgente affinché Governo e Parlamento correggano la rotta. La richiesta è quella di individuare immediatamente una soluzione normativa che ripristini il diritto di voto per tutti i cittadini domiciliati fuori sede. "La democrazia non può fare un passo indietro", conclude il segretario, sottolineando come l'accessibilità alle urne debba essere garantita a prescindere dalla collocazione geografica temporanea dell'elettore.

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