Riforma calendario scolastico: piano Santanchè apprezzato dalle famiglie
La ministra punta a ridistribuire le ferie estive per favorire il turismo. Valditara frena, ma il dibattito su scuola e famiglie si accende.
L'ipotesi di una riforma calendario scolastico avanza: la ministra Santanchè propone di tagliare la pausa estiva per destagionalizzare il turismo. Il mondo dell'istruzione si divide tra necessità didattiche, consenso delle associazioni e cronici problemi strutturali degli edifici.
Riforma calendario scolastico: il piano per il turismo
L'idea di rimodulare i tempi della scuola italiana non è inedita, ma assume nuovi contorni con la recente proposta avanzata dalla ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Il fulcro del progetto risiede nella necessità di allineare l'Italia ai modelli europei, caratterizzati da pause più brevi ma frequenti, abbandonando l'attuale sistema che concentra le vacanze quasi esclusivamente nei mesi estivi. Secondo la ministra, l'attuale assetto rappresenta un ostacolo per la destagionalizzazione dei flussi turistici, impedendo alle famiglie di viaggiare in periodi di bassa stagione e creando un sovraffollamento insostenibile nei mesi di luglio e agosto.
La visione del Ministero del Turismo prevede un percorso graduale, potenzialmente spalmato su dieci anni, per armonizzare le esigenze educative con quelle economiche. Una revisione dei piani scolastici in tal senso, secondo Santanchè, favorirebbe la scoperta di un'Italia "più segreta" e legata al Made in Italy, distribuendo la ricchezza portata dai visitatori lungo tutto l'arco dell'anno. Tuttavia, la fattibilità tecnica di questa riforma calendario scolastico dovrà passare per un tavolo di confronto con il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Quest'ultimo, pur non chiudendo al dialogo, ha imposto una frenata istituzionale, sottolineando di non essere stato preventivamente informato e rimandando ogni decisione a futuri incontri tecnici.
Il plauso delle famiglie e il nodo infrastrutturale
Mentre la politica cerca una sintesi, la società civile si è già schierata. Un supporto inatteso ma rumoroso arriva dalle community genitoriali online, in particolare dal collettivo Mammedimerda. Le fondatrici hanno accolto con favore l'apertura governativa, ricordando come la loro raccolta firme — che ha superato le 80mila adesioni — chiedesse da tempo una revisione dei tempi scolastici per alleggerire il carico sulle famiglie lavoratrici. Per queste ultime, gestire tre mesi di stop didattico rappresenta spesso un onere economico e organizzativo insostenibile. Anche il mondo imprenditoriale, rappresentato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini e dalle associazioni di albergatori, vede nel piano una leva strategica per un piano industriale del turismo più maturo.
Di contro, la voce degli addetti ai lavori invita alla cautela e al realismo. Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dirigenti pubblici (ANP), pur riconoscendo l'anomalia italiana di una pausa estiva eccessiva, solleva questioni pragmatiche imprescindibili. Il problema principale resta quello climatico: le scuole italiane sono spesso prive di impianti di climatizzazione adeguati, rendendo la didattica impossibile con le alte temperature di giugno e luglio. Giannelli sottolinea inoltre il divario sociale: una pausa troppo lunga penalizza gli studenti provenienti da contesti svantaggiati, privi di stimoli culturali alternativi, accentuando il divario nell'apprendimento rispetto ai coetanei più abbienti.
Vacanze italiane ed europee: il confronto dati Eurydice
Per comprendere la portata della riforma calendario scolastico, è essenziale osservare il panorama internazionale attraverso i dati del Rapporto Eurydice. L'Italia, con le sue 12-14 settimane di stop, si colloca agli estremi del continente, in compagnia di Paesi come Lettonia, Malta e Grecia. Al contrario, nazioni come Francia, Germania e Danimarca adottano sistemi più bilanciati, con pause estive che variano dalle 6 alle 8 settimane, intervallate da break autunnali e invernali più consistenti.
Questo modello "spezzato" non solo favorisce il turismo interno, permettendo settimane bianche o viaggi primaverili, ma risponde meglio ai ritmi cognitivi degli studenti, evitando il fenomeno del learning loss estivo. Tuttavia, importare questo modello in Italia richiede investimenti strutturali massicci sull'edilizia scolastica per garantire il comfort termico, oltre a una rivoluzione culturale che modifichi le abitudini lavorative delle famiglie italiane.