Riforma famiglia: il congedo paritario a 5 mesi retribuito al 100%
La nuova proposta di legge sul congedo paritario rivoluziona i diritti genitoriali: parità di mesi e stipendio pieno per madri e padri.
L'iter parlamentare valuta una svolta storica per le famiglie italiane. Al centro del dibattito c'è il congedo paritario: un disegno normativo che estende l'astensione lavorativa del padre a cinque mesi, garantendo al contempo una retribuzione integrale per ambedue i neogenitori.
L'iter della proposta sul congedo paritario alla Camera
Il quadro legislativo della genitorialità si appresta a subire una profonda revisione. Le forze politiche di minoranza hanno formalmente depositato una proposta di legge per modificare strutturalmente il Testo unico della maternità e della paternità (il D.lgs. 151/2001). Avendo superato l'attento esame della Commissione Lavoro lo scorso 18 febbraio, l'articolato attende ora di approdare presso l'Aula per la delicata fase di votazione. Questa iniziativa parlamentare mira con decisione a scardinare un assetto normativo considerato ormai anacronistico rispetto ai più evoluti standard europei in materia di welfare.
Astensione lavorativa: i nuovi limiti temporali per i padri
Oggi l'ordinamento italiano impone alla madre lavoratrice un'assenza tassativa di cinque mesi indennizzata all'80%, riservando parallelamente al padre appena dieci giorni a stipendio pieno. Il nuovo documento sovverte tale dinamica, riconoscendo alla figura paterna (includendo i casi di adozione o affidamento) un diritto di astensione prolungato fino a cinque mesi, godibili nell'arco temporale che intercorre tra il mese antecedente il parto e il diciottesimo mese di vita del figlio. Di questa quota, quattro mesi diverrebbero strettamente obbligatori, con il vincolo aggiuntivo di dover sfruttare i primi dieci giorni in assoluta concomitanza con la nascita.
Indennità incrementata allo stipendio pieno per le famiglie
La normativa attualmente in discussione interviene in maniera incisiva anche sulle coperture economiche mensilmente erogate dall'INPS. L'obiettivo primario dei legislatori è quello di portare l'indennità giornaliera al 100 per cento della normale retribuzione per entrambi i soggetti coinvolti. Questo sostanziale innalzamento retributivo riguarderebbe svariate categorie professionali, estendendo i benefici diretti alle libere professioniste in caso di interruzione di gravidanza e incrementando conseguentemente l'assegno di maternità per i titolari di contratti atipici o discontinui. L'utilizzo dei mesi previsti resterebbe rigorosamente individuale e non trasferibile all'altro partner.
Contrasto al crollo demografico e alle disparità di genere
Il testo tecnico depositato evidenzia chiaramente come l'attuale gestione asimmetrica dei tempi di cura generi una tangibile "ingiustizia di genere", finendo per penalizzare le progressioni di carriera delle donne. L'approvazione formale della misura ambisce dunque ad affrontare frontalmente due criticità endemiche del tessuto socio-economico del Paese: l'acuta crisi della natalità e il preoccupante basso tasso di occupazione femminile. Redistribuendo equamente il carico assistenziale e logistico all'interno del nucleo familiare, si fornirebbe un sostegno reale ai neogenitori, garantendo al bambino una maggiore e più costante presenza paterna.