Scuola e attualità: la ricetta di Valditara contro il pensiero unico

Il Ministro analizza le richieste degli studenti su programmi scolastici e contemporaneità, avvertendo sui rischi del condizionamento.

03 febbraio 2026 19:20
Scuola e attualità: la ricetta di Valditara contro il pensiero unico - Giuseppe Valditara, Ministro dell'Istruzione e del Merito
Giuseppe Valditara, Ministro dell'Istruzione e del Merito
Condividi

Giuseppe Valditara commenta i dati dell’Osservatorio Iride: sebbene gli studenti chiedano programmi scolastici legati al presente, il Ministro invoca prudenza e pluralismo per garantire la libertà di pensiero ed evitare derive ideologiche in aula.

La visione di Valditara sui programmi scolastici e l'attualità

L'equilibrio tra tradizione didattica e comprensione del presente rappresenta una delle sfide più complesse per il sistema educativo nazionale. Durante la presentazione dei risultati dell'indagine "Senso della scuola, senso del lavoro", promossa dall'Osservatorio Iride, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha offerto una lettura puntuale sulle istanze sollevate dalla popolazione studentesca. Di fronte al dato rilevante secondo cui il 31,1% degli intervistati auspica programmi scolastici maggiormente connessi alle vicende contemporanee, il titolare di Viale Trastevere ha aperto a questa necessità, ma tracciando confini netti sul modus operandi.

L'approccio alle tematiche d'attualità in classe, secondo Valditara, richiede una sensibilità pedagogica superiore per evitare che l'insegnamento si trasformi in persuasione occulta. "Le vicende contemporanee devono essere sempre presentate in modo pluralista", ha affermato il Ministro, sottolineando come l'obiettivo primario debba rimanere il potenziamento dello spirito critico. Il rischio tangibile, evidenziato nel suo intervento alla Sala Stampa della Camera dei Deputati, è che, senza un rigoroso bilanciamento delle fonti e delle prospettive, la didattica scada in dinamiche di condizionamento dell'orientamento e della sensibilità dei giovani. Una preoccupazione che riflette la complessità di portare la politica e la cronaca tra i banchi senza trasformare la cattedra in un pulpito.

Educazione civica e sentimentale: la risposta del Mim

Oltre alla richiesta di una maggiore aderenza alla realtà, l'indagine ha fatto emergere un forte bisogno di consapevolezza giuridica ed emotiva. Il Ministro ha rivendicato l'azione del governo sulle nuove linee guida per l'educazione civica, concepite proprio per rispondere alla volontà dei ragazzi di conoscere a fondo i propri diritti e doveri. Tuttavia, è sul terreno scivoloso dell'educazione affettiva e sessuale — richiesta dal 34,7% del campione — che si gioca un'altra partita comunicativa e sostanziale.

Valditara ha voluto smontare quella che definisce una narrazione errata o un "luogo comune": l'assenza di tali tematiche nell'offerta formativa attuale. Secondo il Ministro, l'educazione al rispetto, all'empatia e alla gestione delle emozioni è già incardinata nei nuovi programmi scolastici attraverso il potenziamento dell'educazione civica. La strategia del Ministero dell'Istruzione non mira a creare una materia a sé stante, ma a integrare la cultura del rispetto — in particolare contro la violenza di genere — in modo trasversale, rifiutando l'idea che la scuola italiana sia immobile su questi fronti.

Il ritratto della Generazione Z tra insicurezze e speranze

L'analisi dei dati, curata da figure di spicco come Maurizio Lupi, presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro, e Giorgio De Rita del Censis, restituisce la fotografia di una generazione di "equilibristi". Oltre 25.000 studenti hanno partecipato allo studio, delineando un profilo lontano dallo stereotipo dei "bamboccioni" o dei rassegnati. Sebbene il 71,7% ritenga che la scuola fornisca una preparazione adeguata, esiste una frattura preoccupante: quasi il 30% dei giovani sente che l'istruzione non offra gli strumenti necessari per il futuro, percependo l'istituzione come noiosa (54,5%) o eccessivamente competitiva (67,6%).

Questi dati evidenziano una disconnessione tra le competenze acquisite e quelle richieste dal mercato del lavoro, generando confusione nei percorsi post-diploma. Tuttavia, come notato da Gabriele Toccafondi, direttore dell'Osservatorio, emerge una domanda di fiducia e di senso. Le priorità della Generazione Z sono chiare e umanissime: il 90% sogna un lavoro che ama, l'89% punta a costruire relazioni affettive stabili e il 74% desidera avere un impatto positivo sul mondo. Non è il rifiuto dell'impegno, ma la richiesta di una "rete di protezione" e di orientamento che permetta loro di non cadere nel vuoto mentre cercano il proprio posto nella società.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail