Valditara sotto accusa su Report: il caso dei compiti per casa e le schedature degli insegnanti di 'sinistra'

L'inchiesta di Rai3 analizza la gestione del Ministero: dai compiti a casa alle accuse di indottrinamento politico in aula.

02 febbraio 2026 13:00
Valditara sotto accusa su Report: il caso dei compiti per casa e le schedature degli insegnanti di 'sinistra' - Report
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L'ultima puntata di Report ha acceso i riflettori sulla gestione del Ministro Giuseppe Valditara. Tra le critiche della Flc Cgil sulle circolari ministeriali e il dibattito sull'ideologia gender, emerge un quadro complesso della scuola italiana, segnato da tensioni politiche e ideologiche.

Le critiche a Giuseppe Valditara nel servizio di Report

Nella serata di ieri, la trasmissione d'inchiesta di Rai3 ha dedicato un ampio segmento all'analisi dei quasi quattro anni di mandato a Viale Trastevere. Il servizio ha evidenziato una crescente polarizzazione nel mondo dell'istruzione, portando alla luce le frizioni tra il Ministero e le parti sociali. L'affondo più duro giunge da Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, che ha contestato radicalmente l'approccio gestionale del Ministro. Secondo la sindacalista, l'emissione di circolari relative alla gestione dei compiti a casa rappresenterebbe un'ingerenza anomala: "Valditara pensa di essere il preside di tutte le scuole", ha dichiarato Fracassi, descrivendo l'attuale visione educativa come un ritorno a un modello "dell'Ottocento, vecchio e nazionalista". Questa prospettiva solleva interrogativi sull'autonomia scolastica e sul perimetro d'azione istituzionale, suggerendo una tendenza alla micro-gestione centralizzata piuttosto che alla definizione di linee guida generali.

Il monitoraggio dei docenti e il ruolo di Azione Studentesca

Un secondo filone dell'inchiesta si è concentrato sulle tensioni interne agli istituti superiori, in particolare sul presunto monitoraggio dei professori. Agnese Gallinacci, esponente di Azione Studentesca, ha difeso ai microfoni di Report l'iniziativa di segnalazione, negando che si tratti di una "schedatura" e definendo le accuse infondate per l'assenza di dati anagrafici specifici. La tesi sostenuta dal movimento giovanile è che esista una necessità di arginare quei docenti che, a loro avviso, utilizzerebbero la cattedra per inculcare ideologie di sinistra.

Di segno opposto la reazione politica: Elisabetta Piccolotti di Avs ha invocato una presa di posizione netta da parte del Ministero a tutela della libertà di insegnamento, definendo la scuola pubblica un presidio di pluralismo da difendere. L'indagine giornalistica ha inoltre mostrato un'immagine che ritrarrebbe la sottosegretaria all'Istruzione, Paola Frassinetti, insieme a militanti di Azione Studentesca reggenti uno striscione con lo slogan "La scuola è nostra", lo stesso apparso sui volantini contestati; una circostanza che stride con le precedenti dichiarazioni di estraneità e autonomia dell'iniziativa rilasciate dalla stessa sottosegretaria.

Scontro su ideologia gender ed educazione sessuale

Il servizio ha infine affrontato il tema divisivo dell'educazione affettiva e sessuale. È intervenuto il deputato leghista Rossano Sasso, il quale ha ribadito la ferma opposizione a quella che definisce "ideologia gender", citando presunti casi di attivisti estremisti invitati nelle classi. Tuttavia, la narrazione di Report ha contestualizzato queste affermazioni, ricordando episodi passati in cui testi scolastici privi di tali finalità, come quelli di Veltroni, erano stati erroneamente etichettati come veicoli di indottrinamento.

Sul fronte pedagogico, la parola è passata a Daniele Novara, che ha smontato la retorica del "consenso informato" preventivo per le lezioni sulla sessualità. Il pedagogista ha paragonato l'educazione sessuale allo studio della storia, sottolineando come la sessualità sia una componente intrinseca dell'essere umano e, come tale, necessiti di un approccio educativo strutturato per insegnare ai giovani a gestirla consapevolmente, lontano da strumentalizzazioni politiche.

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