Semestre filtro Medicina: il TAR Lazio respinge il ricorso dei Docenti
Il semestre filtro per Medicina supera il vaglio del TAR Lazio: respinto il ricorso dei docenti contro il nuovo accesso ai corsi
Il semestre filtro per l'accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria resta in vigore. Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato da numerosi docenti universitari contro il decreto ministeriale che disciplina il nuovo modello di selezione. La sentenza, pubblicata il 15 giugno 2026, considera legittimo l'equilibrio tra selezione nazionale e autonomia degli atenei.
Che cos'è il semestre filtro in Medicina
La riforma ha sostituito il vecchio test di ammissione con un primo semestre aperto a tutti gli studenti. Durante questo periodo i ragazzi seguono corsi universitari, sostengono esami e ottengono crediti. Al termine viene formata una graduatoria nazionale che stabilisce chi accede al secondo semestre del corso scelto. Per il TAR il semestre filtro è al tempo stesso attività universitaria e parte di una procedura selettiva nazionale. Da qui nascono programmi comuni, verifiche uniformi e criteri di valutazione uguali per tutti, a prescindere dall'ateneo frequentato.
Le contestazioni dei docenti
I professori che hanno promosso il ricorso non criticavano la fine del vecchio test. Contestavano il modo in cui la riforma è stata attuata con il decreto ministeriale n. 418 del 2025. Secondo i ricorrenti, la scelta centralizzata degli insegnamenti, i syllabus nazionali e le prove uniformi avrebbero ridotto l'autonomia universitaria e la libertà di insegnamento tutelate dall'articolo 33 della Costituzione. Il Tribunale ha esaminato ogni punto, ma è arrivato a conclusioni opposte rispetto a quelle sperate dai ricorrenti.
Perché l'autonomia degli atenei resta salva
Il ricorso criticava la scelta di tre insegnamenti comuni a tutti: Biologia, Fisica e Chimica con propedeutica biochimica. Per i giudici questa uniformità serve a valutare gli studenti sugli stessi contenuti e a costruire una graduatoria davvero comparabile. La sentenza ricorda che il semestre filtro riguarda solo 18 crediti su 360, cioè circa il cinque per cento del percorso. Per il restante novantacinque per cento gli atenei mantengono piena autonomia su corsi, organizzazione e metodi didattici, comprese lezioni e laboratori.
Il ruolo del CINECA e gli esami nazionali
Il ricorso contestava anche la gestione centralizzata delle prove e il ruolo del CINECA. Anche qui il TAR dà ragione al Ministero: il consorzio svolge solo funzioni tecniche e informatiche e non sostituisce i docenti nella valutazione. Sono sempre le università a nominare le commissioni che correggono le prove e validano i risultati. Sul rischio di troppe iscrizioni, i giudici ricordano che la legge prevede attività integrative, deroghe sui requisiti di docenza e, se serve, la didattica a distanza. Nessun dato dimostra un calo reale della qualità.