Studio in carcere: quasi duemila detenuti scelgono l'università in Italia oggi

Lo studio in carcere riduce la recidiva del 70% e offre a quasi duemila detenuti una possibilità concreta di riscatto e nuova vita.

02 giugno 2026 11:00
Studio in carcere: quasi duemila detenuti scelgono l'università in Italia oggi -
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Lo studio in carcere non è più un'eccezione. Oggi quasi duemila persone detenute frequentano l'università in Italia, dentro una rete che unisce atenei, enti e personale dedicato. È un percorso che trasforma il tempo della pena in occasione di crescita e reinserimento sociale, restituendo dignità e prospettive a chi sceglie la cultura.

Un protocollo per il diritto allo studio

Durante l'Assemblea nazionale della Cnupp a Sassari è stato firmato il protocollo d'intesa tra Cnupp e Andisu, l'associazione che riunisce gli enti per il diritto allo studio universitario. L'accordo rafforza la collaborazione tra università ed enti, per sostenere chi sceglie un percorso di studi durante la pena. Per il presidente Andisu, Emilio Di Marzio, l'intesa è «una delle espressioni più alte del diritto allo studio». Anche il merito, qui, cambia senso: è quello di chi prova a cambiare direzione alla propria vita.

Numeri in crescita per lo studio in carcere

I dati raccontano un fenomeno che si allarga. Lo studio in carcere coinvolge oggi una rete ampia e organizzata:

  • 1.978 detenuti iscritti all'università in Italia;

  • 55 atenei collegati nella rete dei Poli universitari penitenziari;

  • circa 900 persone tra docenti, tutor e personale amministrativo.

Cresce molto la presenza femminile: le detenute universitarie sono 104, quasi il doppio dell'anno scorso. Per il presidente Cnupp, Giancarlo Monina, il valore è chiaro: «Lo studio in carcere è riscatto, ricostruzione della dignità e possibilità concreta di immaginare un futuro diverso».

Cambiano le facoltà più scelte

Le scelte formative segnalano un cambiamento culturale. Un tempo dominava Giurisprudenza, oggi vince l'area politico-sociale: Scienze politiche, Sociologia e Scienze della comunicazione raccolgono circa il 25% degli iscritti, mentre l'area giuridica si ferma intorno al 13%. Lo studio diventa così strumento di consapevolezza civile e preparazione al rientro nella comunità. Un dato pesa più di tutti: tra chi studia, il rischio di tornare a delinquere cala del 70%.

Il modello Sassari come buona pratica

L'esperienza di Sassari diventa ora riferimento nazionale. Per Daniele Maoddi, presidente Ersu Sassari, il percorso è solido: «Abbiamo messo in piedi un percorso procedurale che oggi, grazie alla sottoscrizione del protocollo, diventa cornice nazionale e questo è stato possibile attraverso un canale stabile di coordinamento tra Ersu, il Pup dell'Università di Sassari e l'amministrazione penitenziaria». Il delegato del Rettore, Emmanuele Farris, mette al centro le persone: «Questo perché cerchiamo sempre di mettere al centro le persone, con il loro vissuto, e non i numeri».

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