Tassa sui concorsi pubblici: 37 milioni spesi dai candidati in 2 anni

Candidati costretti a pagare fino a 50 euro: dubbi legali sulla tassa sui concorsi pubblici mentre lo Stato incassa milioni dai partecipanti.

10 gennaio 2026 14:00
Tassa sui concorsi pubblici: 37 milioni spesi dai candidati in 2 anni - Concorsi
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L'accesso alle selezioni statali impone un onere finanziario crescente. La tassa sui concorsi pubblici ha drenato oltre 37 milioni di euro dalle tasche dei cittadini in meno di un biennio. Nonostante i dubbi della magistratura sulla legittimità delle esclusioni per mancato pagamento, i Ministeri continuano a esigere il contributo obbligatorio.

Tassa sui COncorsi Pubblici: il costo della selezione nella Pubblica Amministrazione

L'aspirazione a un impiego statale, sia esso nel ruolo di vigile urbano o di docente universitario, comporta preliminarmente un sacrificio economico non trascurabile. Negli ultimi ventiquattro mesi, circa 2,8 milioni di candidati si sono trovati nella condizione di dover versare un obolo per poter semplicemente accedere alle prove. Stando alle rilevazioni effettuate sulla piattaforma PagoPA, il principale canale digitale per i versamenti verso la Pubblica Amministrazione, l'importo complessivo erogato dai cittadini ha superato la soglia dei 37 milioni di euro tra l'intero 2024 e i primi undici mesi del 2025. Questo "diritto di segreteria" si configura come un vero e proprio dazio d'ingresso che grava su una platea spesso composta da giovani in cerca di stabilità professionale.

Dai 10 ai 50 euro: le tariffe dei Ministeri

Sebbene la quota base per l'iscrizione a molte procedure si attesti intorno ai 10 euro, per determinate posizioni di alto profilo la richiesta economica lievita considerevolmente. Analizzando i bandi più recenti, emerge una tendenza al rialzo imposta dai dicasteri centrali:

  • Ministero della Giustizia: ha richiesto 50 euro a ciascun candidato per il concorso da 450 magistrati nell'autunno 2025, replicando la cifra dell'anno precedente.

  • Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef): ha incassato analoghe somme nel 2023 per le selezioni della magistratura tributaria.

Solo nel 2024, 1,44 milioni di italiani hanno versato nelle casse dello Stato 22,47 milioni di euro. Tale meccanismo di finanziamento, difeso dagli enti come necessario per la copertura delle spese procedurali, viene rigorosamente applicato anche dall'Agenzia delle Dogane, che richiede la ricevuta di pagamento come allegato indispensabile pena l'inammissibilità della domanda.

Il contrasto giurisprudenziale e la sentenza del Tar della Puglia

Nonostante la rigidità dei bandi ministeriali, che prevedono l'esclusione automatica per chi non è in regola con il versamento, la giustizia amministrativa ha recentemente sollevato perplessità sostanziali. Una pronuncia significativa è arrivata dal Tar della Puglia, sezione di Lecce, nel marzo 2025. I giudici hanno accolto il ricorso di una candidata esclusa per aver saldato i 10 euro previsti oltre i termini, ma comunque prima dello svolgimento delle prove. Secondo la magistratura salentina, l'esclusione dal concorso per una violazione puramente formale risulta "disfunzionale", poiché il contributo ha natura di corrispettivo per un servizio e non rappresenta un requisito soggettivo di merito o capacità professionale.

Violazione del principio di proporzionalità

La sentenza, i cui dettagli sono stati resi noti anche da testate economiche come Il Sole 24 Ore, evidenzia come la sanzione espulsiva violi il principio di proporzionalità e buon andamento dell'azione amministrativa. Il mancato o tardivo pagamento dovrebbe essere considerato un'irregolarità sanabile, permettendo all'ente di recuperare le risorse senza pregiudicare il diritto del cittadino a partecipare alla selezione. Ciononostante, si assiste a un paradosso istituzionale: mentre i tribunali amministrativi censurano l'automatismo dell'esclusione, centinaia di amministrazioni pubbliche continuano a vincolare l'accesso al saldo del bollettino. Una prassi che colpisce la ricerca di lavoro in un contesto dove la pressione fiscale generale supera già il 42%, teoricamente sufficiente a garantire i servizi essenziali, incluso il reclutamento del personale.

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