Viterbo, 13enne morto: indagine per istigazione al suicidio
La Procura segue la pista del bullismo sulla morte di Shyliuk Artem. Disposta l’autopsia per chiarire la dinamica della tragedia
La Procura di Viterbo ha avviato formalmente un’inchiesta sulla morte di Shyliuk Artem, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Gli inquirenti focalizzano l'attenzione su presunti episodi di bullismo scolastico che potrebbero aver spinto il giovane al gesto estremo, scandagliando la sua vita sociale.
L’apertura del fascicolo e l’ipotesi di reato
Svolta giudiziaria nelle indagini relative al decesso del giovane di origini ucraine, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorsi. Il pubblico ministero Michele Adragna ha proceduto all'apertura di un fascicolo contro ignoti, modificando la prospettiva investigativa da semplice incidente a un potenziale scenario criminale rubricato come istigazione al suicidio. L'azione della magistratura mira a fare piena luce sulle circostanze che hanno preceduto la caduta fatale, andando oltre la superficie di un evento apparentemente inspiegabile.
Le autorità competenti, supportate dai primi riscontri, ritengono necessario verificare se vi siano state pressioni psicologiche esterne o condotte persecutorie tali da indurre il minore a togliersi la vita. Questa fase procedurale permette agli inquirenti di utilizzare strumenti investigativi più penetranti per ricostruire le ultime settimane di vita della vittima.
La dinamica della tragedia e gli accertamenti medico-legali
Il dramma si è consumato in un appartamento situato in via Palmanova, dove il ragazzo viveva con la famiglia. Stando alle ricostruzioni, l'allarme è scattato quando la madre, accortasi dell'assenza del figlio, ha effettuato la terribile scoperta osservando dal bagno di casa il corpo del 13enne riverso a terra dopo un volo dal terzo piano. Per fugare ogni dubbio sulle cause cliniche del decesso, nel pomeriggio odierno è stato eseguito l'esame autoptico presso la sala mortuaria del cimitero San Lazzaro di Viterbo.
Sebbene la causa principale sembri compatibile con i traumi da precipitazione, i risultati completi dell'autopsia, inclusi eventuali esami tossicologici, richiederanno alcuni giorni per essere depositati. Questi esiti saranno cruciali per completare il quadro probatorio e confermare o smentire la volontarietà del gesto, escludendo definitivamente l'ipotesi di una caduta accidentale o il coinvolgimento diretto di terzi presenti sulla scena.
Il contesto scolastico e l'apparente integrazione
Un elemento centrale dell'indagine riguarda l'inserimento del giovane nel tessuto sociale locale. Shyliuk Artem frequentava l'Istituto Comprensivo Egidi dal settembre 2024, un ambiente dove, almeno in apparenza, sembrava essersi ambientato con successo. Le testimonianze raccolte finora descrivono un ragazzo che, superate le barriere linguistiche iniziali grazie all'apprendimento dell'italiano, partecipava attivamente alla vita scolastica e praticava sport con regolarità.
Tuttavia, gli investigatori stanno scavando proprio in questa normalità di facciata: spesso, infatti, situazioni di profondo disagio giovanile rimangono invisibili agli occhi di adulti e insegnanti fino a quando non sfociano in tragedia. L'obiettivo è comprendere se dietro i sorrisi e la partecipazione alle attività didattiche si celasse un malessere profondo, forse legato a dinamiche di esclusione o derisione non immediatamente percettibili nel contesto di una classe o di un gruppo sportivo.
La pista del bullismo e le indagini digitali
Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, l'ipotesi del bullismo sta assumendo una rilevanza sempre maggiore nel fascicolo in mano agli inquirenti. La Polizia e la Procura stanno analizzando non solo le interazioni dirette avvenute a scuola, ma presumibilmente anche la "vita digitale" del tredicenne. In casi simili, l'analisi di smartphone, chat e social network diventa dirimente per individuare eventuali messaggi minatori, cyberbullismo o isolamento forzato.
Le indagini si concentreranno su diversi aspetti:
Audizione di compagni di classe, docenti e personale scolastico.
Verifica di eventuali segnalazioni pregresse mai formalizzate.
Sarà fondamentale stabilire se vi siano stati episodi reiterati di vessazione che possano configurare il nesso causale necessario per sostenere l'accusa di istigazione al suicidio, trasformando un dolore privato in una questione di giustizia pubblica.