Adeguamento Pensioni al 2027: a rischio 55mila nuovi esodati

L'adeguamento alla speranza di vita minaccia chi ha scelto l'uscita anticipata: Cgil stima migliaia di lavoratori scoperti e senza reddito.

27 gennaio 2026 10:30
Adeguamento Pensioni al 2027: a rischio 55mila nuovi esodati - Pensione anticipata
Pensione anticipata
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L'allarme lanciato dall'Osservatorio Cgil prospetta uno scenario critico: oltre 55mila lavoratori rischiano di diventare nuovi esodati. Il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita potrebbe creare un pericoloso vuoto retributivo e contributivo a partire dal 2027 per chi ha aderito ai piani di uscita anticipata.

L'impatto dell'adeguamento alla speranza di vita

Le proiezioni aggiornate, basate sull'ultimo Rapporto del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), delineano un quadro preoccupante per il sistema previdenziale italiano. Al centro della questione vi è l'automatismo che lega l'età pensionabile all'incremento della speranza di vita. Sebbene inizialmente le stime non prevedessero scatti significativi per il biennio 2027-2028, i nuovi calcoli impongono una revisione al rialzo.

Nello specifico, si prevede un incremento dei requisiti di un mese a partire dal 2027, che salirà a due mesi nel 2028 e a tre mesi nel 2029. Questo scivolamento progressivo spinge l'asticella per la pensione di vecchiaia fino a toccare i 67 anni e sei mesi. Per i lavoratori, ciò si traduce in un traguardo mobile, difficile da raggiungere per chi aveva pianificato il proprio ritiro basandosi su normative precedenti e ora si trova a dover inseguire requisiti in continua evoluzione.

Chi sono i potenziali nuovi esodati: i dati Cgil

La categoria maggiormente esposta a questo rischio è composta da quei dipendenti che hanno sottoscritto accordi aziendali per l'uscita anticipata. Parliamo di strumenti come l'isopensione, i contratti di espansione e i fondi di solidarietà bilaterali, spesso utilizzati dalle grandi imprese per gestire il turnover generazionale o le crisi industriali. Secondo l'analisi dell'Osservatorio previdenza Cgil, la platea a rischio comprende circa 23.000 persone in isopensione, 4.000 coinvolte in contratti di espansione e 28.000 uscite tramite fondi di settore.

Il cortocircuito normativo nasce dal fatto che questi lavoratori hanno firmato accordi vincolanti in un momento in cui le proiezioni ufficiali escludevano aumenti dell'età pensionabile a breve termine. Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali del sindacato, sottolinea come queste persone, pur avendo agito nel pieno rispetto delle regole, rischino ora di trovarsi in una "terra di nessuno": periodi di scopertura che vanno da uno a quattro mesi, durante i quali non percepiranno né l'assegno di accompagnamento aziendale né la pensione pubblica, rimanendo privi di qualsiasi tutela economica.

Il confronto mancato e la questione Legge Fornero

La situazione ha riacceso il dibattito politico sulle promesse mancate riguardo al superamento della Legge Fornero. La segretaria confederale Lara Ghiglione punta il dito contro l'esecutivo, reo non solo di non aver bloccato l'aumento dei requisiti, ma di averne, di fatto, aggravato gli effetti collaterali. La critica principale riguarda l'assenza di dialogo: il tavolo di confronto tra governo e parti sociali sulla previdenza risulta fermo dal settembre 2023.

Nel frattempo, le forze di opposizione (Pd, M5s e Avs) hanno depositato una mozione unitaria per chiedere la revisione del meccanismo automatico gestito dall'Istat e dall'Inps. L'aggravante, secondo le parti sociali, risiede nell'incoerenza dell'azione governativa: l'anno precedente erano state fornite rassicurazioni che vincolavano l'istituto di previdenza a non applicare adeguamenti dal 2027, una garanzia che oggi appare disattesa, lasciando migliaia di famiglie nell'incertezza.

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