Pensioni, entro il 2029 in uscita a 67 anni e 6 mesi: peggiora la riforma Fornero

Le stime della Ragioneria dello Stato confermano l'innalzamento dei requisiti: pesa l'inverno demografico sulla sostenibilità dell'Inps.

25 gennaio 2026 15:00
Pensioni, entro il 2029 in uscita a 67 anni e 6 mesi: peggiora la riforma Fornero - Elsa Fornero
Elsa Fornero
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Nuova stretta in arrivo sul fronte previdenziale. Secondo le ultime proiezioni della Ragioneria dello Stato, l'età per la pensione di vecchiaia è destinata a salire a 67 anni e mezzo entro il 2029, una conseguenza diretta dell'adeguamento alla speranza di vita e del calo delle nascite.

Età pensionabile in salita: le proiezioni della Ragioneria dello Stato

Il panorama previdenziale italiano si appresta a subire un ulteriore irrigidimento, delineando un percorso a ostacoli per i futuri pensionati. Analizzando il rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema socio-sanitario 2025, emerge uno scenario più severo rispetto alle previsioni passate. Le tabelle elaborate dalla Ragioneria dello Stato, anticipate dal Sole 24 Ore, indicano che a partire dal 2029 i requisiti per l'accesso alla quiescenza subiranno un incremento di tre mesi. Questo scatto si somma agli adeguamenti già previsti dalla normativa vigente e avallati dal Governo Meloni, che diverranno operativi nel 2028.

In termini pratici, nel biennio 2029-2030, la soglia per la pensione di vecchiaia si assesterà a 67 anni e 6 mesi. Parallelamente, l'asticella si alzerà anche per la pensione anticipata (ex anzianità), legata esclusivamente ai contributi versati: sarà necessario maturare 43 anni e 4 mesi di versamenti per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne. Si tratta di un meccanismo automatico che, sebbene richieda la validazione ufficiale dell'Istat, appare ormai inevitabile dato il trend statistico attuale.

Inverno demografico e sostenibilità dell'Inps

Alla base di queste misure draconiane non vi è solo una scelta politica, ma una necessità aritmetica dettata dalla demografia. L'Italia sta affrontando un calo delle nascite senza precedenti, con una media che ha toccato il minimo storico di 1,1 figli per donna. Questo fenomeno riduce drasticamente la base dei lavoratori attivi, ovvero coloro che materialmente sostengono le casse dell'Inps pagando le pensioni attuali.

Chi osserva da anni le dinamiche del welfare sa bene che il sistema a ripartizione non può reggere se la platea dei contribuenti si restringe mentre quella dei beneficiari si allarga e vive più a lungo. Come sottolineato da analisi di settore, tra cui quelle di Investire Oggi, il rischio concreto è che procedendo con questi adeguamenti periodici, la soglia dei 70 anni non sia più un tabù, ma una realtà tangibile nel prossimo decennio. La riforma, di fatto, supera le rigidità della vecchia Legge Fornero rendendole, paradossalmente, ancora più stringenti per garantire l'equilibrio dei conti pubblici.

Il nodo della scuola e le promesse della politica

Un capitolo a parte merita il comparto scolastico, dove la specificità del lavoro si scontra con l'aumento dell'età pensionabile. Attualmente, solo le insegnanti della scuola dell'infanzia vedono riconosciuta la loro attività come "usurante". Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, ha ribadito l'urgenza di riconoscere il burnout come patologia professionale per tutto il corpo docente, chiedendo l'uscita a 60 anni equiparata alle Forze dell'Ordine.

Resta l'amarezza per le promesse elettorali disattese. Nel 2018, l'attuale vicepremier Matteo Salvini e la Lega avevano fatto della "Quota 41" un cavallo di battaglia per smantellare la riforma del governo Monti. Tuttavia, il realismo economico ha prevalso sulla propaganda: la mancanza di coperture strutturali ha reso inattuabile quel progetto, lasciando che l'età di uscita si avvicini inesorabilmente ai 68 anni, rendendo il riposo dal lavoro una meta sempre più lontana.

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