Allontanamento forzoso dei minori: le nuove linee guida della Garante per l'Infanzia

Il Garante annuncia un Vademecum per limitare l'allontanamento forzoso dei minori e velocizzare le perizie, tutelando i ritmi evolutivi.

12 gennaio 2026 20:00
Allontanamento forzoso dei minori: le nuove linee guida della Garante per l'Infanzia - Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescienza
Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescienza
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L’Autorità Garante per l’infanzia sta per pubblicare un vademecum volto a regolare l’allontanamento forzoso dei minori. Marina Terragni sottolinea l'urgenza di formare gli operatori e ridurre i tempi delle perizie, giudicati incompatibili con la crescita dei bambini, per evitare traumi superflui.

Il caso della famiglia nel bosco e il nuovo vademecum

L'impulso per questa nuova iniziativa istituzionale nasce da recenti fatti di cronaca, in particolare la vicenda nota come la "famiglia nel bosco", che ha riacceso il dibattito pubblico sulle metodologie adottate dai servizi sociali e dalle autorità. In una recente intervista rilasciata al quotidiano Libero, Marina Terragni ha chiarito che il prelievo forzoso deve essere considerato una extrema ratio, una misura eccezionale e mai una prassi standardizzata. Per arginare automatismi pericolosi, l'Autorità ha predisposto non solo un manuale operativo, ma anche un ciclo di corsi di formazione specifici. Questi percorsi educativi mirano a creare una cultura condivisa della tutela e coinvolgeranno diverse figure professionali:

  • Forze dell’ordine;

  • Avvocati specializzati;

  • Tutori e curatori speciali;

  • Operatori dei servizi sociali.

L'obiettivo primario dell'AGIA (Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza), istituita dalla Legge n. 112 del 12 luglio 2011, rimane quello di bilanciare la necessaria protezione dei più piccoli con il rispetto dei diritti costituzionali delle famiglie d'origine.

Normativa e procedure legali per l’allontanamento forzoso dei minori

Per comprendere la portata dell'intervento della Garante, è necessario analizzare il quadro giuridico attuale, incentrato sulle recenti modifiche all’articolo 403 del codice civile. Questa norma regola l'intervento della pubblica autorità in situazioni di emergenza, quando un minore si trova in stato di abbandono morale o materiale, oppure è esposto a un grave pericolo per la sua incolumità psico-fisica all'interno dell'ambiente domestico. La procedura prevede passaggi rigorosi per garantire il contraddittorio:

  1. La pubblica autorità colloca il minore in un luogo sicuro.

  2. Entro 72 ore, il Pubblico Ministero deve decidere se revocare il provvedimento o chiederne la convalida al Tribunale per i Minorenni.

  3. Il giudice fissa un'udienza di comparizione delle parti entro i successivi quindici giorni, nominando contestualmente un curatore speciale.

Nonostante queste garanzie procedurali, l'applicazione pratica della norma continua a sollevare interrogativi sulla reale capacità del sistema di discernere tra situazioni di disagio e reale pericolo immediato.

I tempi della giustizia e l'impatto sui ritmi evolutivi

Una delle criticità più acute sollevate da Marina Terragni riguarda la dilatazione delle tempistiche giudiziarie, spesso incompatibili con la percezione temporale di un bambino. Sotto la lente d'ingrandimento vi sono i tempi assegnati per le perizie psichiatriche volte a valutare la capacità genitoriale. Nel caso specifico citato dalla Garante, alla psichiatra incaricata sono stati concessi ben 120 giorni per il deposito della relazione, un lasso di tempo che si somma ai mesi già trascorsi dal minore in casa famiglia. "Quattro mesi sono un tempo infinito per i ritmi evolutivi dei bambini", ha denunciato l'Autorità, evidenziando come la permanenza nelle strutture rischi spesso di superare il limite legale di 24 mesi a causa di continue proroghe burocratiche, scollando il minore dal proprio contesto affettivo per periodi non sostenibili.

La tutela del benessere psicologico e il rischio di nuovi traumi

L'aspetto umanitario e psicologico è centrale nelle osservazioni della Garante, la quale mette in guardia contro il rischio di infliggere sofferenze aggiuntive a soggetti già fragili. Allontanare, ad esempio, una madre dalla struttura protetta dove risiede con i figli costituirebbe un ulteriore shock emotivo. Secondo l'Autorità, non è ammissibile sottoporre i bambini a un nuovo trauma dopo quello, già devastante, del distacco dalla propria abitazione. La priorità assoluta deve essere il superiore interesse del minore, che non può essere sacrificato sull'altare delle lentezze procedurali. L'auspicio, dunque, è che le valutazioni psicodiagnostiche vengano espletate con una celerità che rispecchi l'urgenza di dare stabilità e certezze alla vita dei bambini coinvolti, evitando che la "protezione" si trasformi paradossalmente in una fonte di danno esistenziale.

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