Bambini e freddo: i rischi reali degli ambienti chiusi

I pediatri chiariscono che le basse temperature non causano infezioni: il vero nemico della salute dei più piccoli è il riscaldamento eccessivo

11 gennaio 2026 19:00
Bambini e freddo: i rischi reali degli ambienti chiusi - Un bambino dentro la culla
Un bambino dentro la culla
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Contrariamente alle radicate convinzioni popolari, il binomio bambini e freddo non è la causa diretta delle patologie invernali. La Fnomceo e gli esperti evidenziano come la permanenza prolungata in luoghi chiusi e surriscaldati favorisca drasticamente la trasmissione dei virus respiratori, aumentando l'incidenza delle malattie nei più piccoli.

Il parere scientifico su bambini e freddo

Le evidenze mediche attuali smontano definitivamente il mito secondo cui le basse temperature farebbero ammalare i più giovani. Attraverso il portale anti-fake news "Dottore, ma è vero che…?", la Fnomceo ha chiarito che l'esposizione al clima rigido non è responsabile delle infezioni. Rino Agostiniani, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria, ha espresso preoccupazione non per il clima esterno, bensì per le abitudini domestiche e scolastiche: la permanenza in stanze con temperature superiori ai 20 gradi crea una condizione per nulla fisiologica durante l'inverno. I pediatri sottolineano come vestire eccessivamente i minori, quasi dovessero affrontare "una sciata in città", provochi sudorazione e sbalzi termici dannosi, suggerendo invece un abbigliamento a strati per gestire meglio la termoregolazione.

Meccanismi di contagio e ruolo del riscaldamento

La stagionalità delle patologie è strettamente correlata alla concentrazione di agenti patogeni in spazi privi di adeguato ricambio d'aria. È all'interno di case, aule scolastiche e palestre che la probabilità di trasmissione aerea tramite le goccioline di saliva (droplets) raggiunge il picco. La scienza spiega questo fenomeno attraverso precisi fattori ambientali:

  • L'aria secca prodotta dai termosifoni disidrata le mucose, bloccando il movimento delle ciglia vibratili, prima linea di difesa delle vie respiratorie.

  • Al contrario, l'aria esterna fredda e umida è meno ospitale per i germi.

  • I raggi solari, anche in inverno, esercitano un'azione disinfettante naturale, riducendo la sopravvivenza dei virus. Il distanziamento naturale e la diluizione degli aerosol infetti rendono quindi gli spazi aperti ambienti decisamente più salubri.

L'importanza delle attività all'aperto per lo sviluppo

Oltre a ridurre il rischio infettivo, il gioco e il movimento in ambiente esterno sono fondamentali per una crescita equilibrata. Limitare l'esposizione all'aria aperta, specialmente nei primi 18 mesi di vita, può rallentare lo sviluppo psicomotorio. Correre, saltare ed esplorare permettono l'attivazione dei grandi gruppi muscolari e l'affinamento delle capacità cognitive. È attraverso l'interazione in spazi non confinati che i bambini acquisiscono competenze sociali e motorie essenziali, spesso sacrificate dalla vita sedentaria indoor.

Incidenza delle sindromi influenzali: i dati ISS

La conferma della circolazione virale arriva dai report epidemiologici. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha rilevato dati significativi nell'ultima settimana di monitoraggio (tra fine dicembre e inizio gennaio), stimando circa 803mila nuovi casi di sindromi simil-influenzali in soli sette giorni. L'incidenza globale si attesta a 14,1 casi per mille assistiti, ma il dato diventa allarmante analizzando la fascia pediatrica:

  • Tra i bambini di 0-4 anni, l'incidenza balza a circa 37 casi per mille assistiti. Le regioni maggiormente colpite risultano essere la Campania, la Sicilia e le Marche, dove l'intensità della circolazione virale rimane su livelli di guardia, confermando come la socialità in ambienti chiusi durante le feste abbia favorito i contagi.

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