Dimensionamento scolastico, commissariate 4 Regioni: 'inaccettabile' per il PD

Il Governo interviene su Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per salvare i fondi PNRR. Valditara difende la scelta, il PD protesta.

12 gennaio 2026 19:15
Dimensionamento scolastico, commissariate 4 Regioni: 'inaccettabile' per il PD - Irene Manzi
Irene Manzi
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Il Consiglio dei Ministri ha ufficializzato il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. La decisione giunge in seguito alla mancata adozione dei piani regionali per il dimensionamento scolastico, un passaggio cruciale vincolato alle scadenze del PNRR. Il Ministro Giuseppe Valditara definisce l'atto inevitabile, scatenando la dura reazione dell'opposizione.

Il nodo del PNRR e la stabilità della rete scolastica

La delibera governativa non rappresenta un fulmine a ciel sereno, bensì l'esito di un lungo braccio di ferro istituzionale. Al centro della questione vi è la necessità di allineare la rete delle istituzioni scolastiche all'andamento demografico della popolazione studentesca, una riforma cardine ereditata dal precedente esecutivo e incardinata negli obiettivi del PNRR. Dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ribadiscono che l'inerzia delle amministrazioni regionali rischiava di congelare l'erogazione delle risorse europee fondamentali per il Paese. Viene inoltre specificato che l'operazione ha natura prettamente amministrativa: si interviene sull'assetto giuridico delle dirigenze, senza che ciò comporti la chiusura fisica dei plessi o l'interruzione del servizio didattico sui territori.

Proroghe disattese e legittimità costituzionale

Il percorso che ha portato al commissariamento è stato scandito da tentativi di mediazione e battaglie legali. Nonostante siano state concesse due distinte proroghe per permettere alle Regioni di mettersi in regola — la prima fissata al 30 novembre e la successiva al 18 dicembre — le formalizzazioni richieste non sono mai giunte a compimento. Parallelamente, la giustizia amministrativa ha blindato l'operato di Palazzo Chigi:

  • La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità della riforma in tre occasioni.

  • Il TAR ha respinto i ricorsi regionali con tre sentenze.

  • Il Consiglio di Stato si è pronunciato sei volte a favore della correttezza procedurale del Governo.

I nuovi criteri per il dimensionamento scolastico

Sotto il profilo tecnico, l'assetto organizzativo è stato ridefinito dal decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025. Questo provvedimento ha aggiornato i parametri stabiliti nel precedente decreto del 2023, introducendo correttivi significativi per la gestione del personale. Grazie alla revisione normativa, il sistema ha potuto recuperare 80 posizioni organiche tra dirigenti scolastici e Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA). Tale modifica ha permesso di innalzare il tetto massimo complessivo delle dirigenze, portandolo da 7.309 a 7.389 unità, garantendo così una maggiore copertura gestionale rispetto alle previsioni iniziali.

Scontro politico: le ragioni del Ministro e l'attacco Dem

La vicenda ha riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. Giuseppe Valditara ha motivato l'intervento sostitutivo come una "scelta necessaria" per onorare gli impegni con l'Unione Europea e assicurare il regolare avvio dell'anno scolastico, rivendicando una costante ricerca della leale collaborazione. Di tenore opposto la nota congiunta dei parlamentari del Partito Democratico (tra cui Manzi, Ascani e Meloni), che bollano la decisione come "gravissima". I Dem accusano l'esecutivo di attuare una centralizzazione forzata a discapito delle autonomie locali, riducendo l'istruzione a un mero calcolo matematico e ignorando le specificità sociali delle aree in cui la scuola rappresenta l'unico presidio di legalità e cultura.

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