Educazione affettiva a scuola: Pro Vita dice no al DDL in Senato, dimenticata la pornografia online

L'educazione affettiva a scuola divide le istituzioni: l'associazione chiede che siano i genitori a decidere, non lo Stato, e denuncia il silenzio dei ddl sulla pornografia online tra adolescenti.

27 maggio 2026 13:00
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L'educazione affettiva a scuola torna al centro del dibattito politico. Durante un'audizione alla Commissione Istruzione del Senato, l'associazione Pro Vita & Famiglia ha respinto con forza le proposte di legge attualmente in esame a Palazzo Madama. La portavoce Maria Rachele Ruiu ha rappresentato la posizione dell'organizzazione davanti ai senatori, con argomenti netti e dati alla mano. Un intervento che ha acceso nuove polemiche su un tema già di per sé divisivo.

Un rifiuto totale delle proposte

Le parole di Ruiu non lasciano spazio a interpretazioni. «Siamo contrari a tutti questi disegni di legge», ha dichiarato la portavoce davanti alla commissione. Ha poi aggiunto: «Nessuno è accettabile nella forma attuale». Non si tratta dunque di una critica parziale o di una richiesta di emendamenti. L'associazione chiede di ricominciare da zero, rigettando l'impianto complessivo di tutti i testi proposti.

I dati internazionali sull'educazione sessuale

Per motivare la propria posizione, Pro Vita & Famiglia ha fatto ricorso a dati globali. Secondo quanto riportato dalla portavoce, l'87% dei programmi di educazione sessuale avviati nelle scuole a livello internazionale si è concluso con un fallimento. Un numero che, stando alla delegata, dovrebbe far riflettere prima di replicare modelli simili nel sistema scolastico italiano. A questo si aggiunge un'altra affermazione chiave: «Nessuno studio dimostra che riducano la violenza».

Lo Stato non può essere neutrale su questi temi

Uno dei punti più discussi dell'audizione riguarda il rapporto tra istruzione pubblica e ideologia. Per Ruiu, insegnare educazione affettiva o sessuale a scuola implica necessariamente una scelta di valori. «Non esiste un'educazione sessuale neutrale», ha dichiarato con decisione. A riprova di ciò, la portavoce ha fatto notare che le stesse proposte in discussione al Senato «propongono visioni antropologiche radicalmente opposte tra loro». Chi redige questi testi, secondo l'associazione, trasferisce inevitabilmente la propria visione del mondo. La conclusione è netta: «Lo Stato che ne sceglie una e la impone a tutti non fa educazione: esercita un potere ideologico».

Il ruolo della famiglia e i diritti dei genitori

Per Pro Vita & Famiglia, l'educazione affettiva e sessuale spetta in primis ai genitori. Si tratta, secondo l'associazione, di un diritto inalienabile riconosciuto sia dalla Costituzione italiana che dal diritto internazionale. Ogni famiglia deve poter trasmettere ai propri figli i valori etici che ritiene giusti, senza che lo Stato sostituisca questa funzione. Non è una posizione nuova per l'organizzazione, che da anni si batte per rafforzare il ruolo educativo delle famiglie in ambiti considerati privati e sensibili.

Il silenzio dei ddl sulla pornografia online

Uno degli aspetti più critici sollevati dall'associazione riguarda ciò che i disegni di legge non dicono. Nessuno dei testi esaminati affronta il tema della pornografia online, nonostante sia uno dei principali canali attraverso cui i giovani si avvicinano alla sessualità. Il dato citato è preoccupante:

  • L'89% degli adolescenti si informa sulla sessualità navigando liberamente su internet;

  • Nessuno dei ddl propone strumenti concreti per affrontare questo fenomeno;

  • La lacuna, secondo Pro Vita, rende i testi incompleti e inadeguati.

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