Israele blocca delegazione sindacale: stop a ingresso FLC CGIL
Le autorità di Tel Aviv fermano i rappresentanti di Education International diretti in Cisgiordania per la Giornata dell’Istruzione
Il 23 gennaio, le forze di sicurezza hanno impedito il transito a una delegazione sindacale bloccata in Israele. La FLC CGIL denuncia il fermo dei rappresentanti internazionali come una grave violazione della libertà di movimento e dei diritti educativi.
Lo stop alla frontiera: cronaca del fermo della delegazione
Un grave incidente diplomatico e sindacale si è consumato venerdì 23 gennaio presso uno dei valichi di frontiera controllati dalle autorità di Tel Aviv. Una delegazione sindacale internazionale, composta da figure di spicco del mondo dell'istruzione globale, è stata intercettata e bloccata dalle forze di sicurezza israeliane mentre tentava di raggiungere i territori palestinesi. Secondo quanto riportato dalla FLC CGIL, presente nella missione, i membri del gruppo sono stati trattenuti per diverse ore in uno stato di fermo temporaneo.
Le procedure adottate dalle autorità di occupazione si sono rivelate particolarmente rigide: i delegati sono stati sottoposti a lunghi interrogatori volti a chiarire le motivazioni del loro ingresso, culminati con la confisca temporanea dei passaporti. Chi frequenta o monitora le dinamiche di accesso in queste aree di crisi sa bene che il controllo alle frontiere non è mai una mera formalità burocratica, ma si trasforma spesso in uno strumento di pressione politica. L'episodio, tuttavia, segna un'escalation preoccupante nel rapporto tra le istituzioni israeliane e le organizzazioni internazionali di tutela dei lavoratori, impedendo di fatto l'accesso fisico alla Cisgiordania.
Obiettivi della missione: solidarietà per la Giornata dell’Istruzione
La missione, che ha visto il coinvolgimento diretto di Education International (EI), la più grande federazione globale di sindacati degli insegnanti, era stata pianificata in risposta a un invito formale dell'Unione Generale degli Insegnanti Palestinesi. Il gruppo, guidato dal segretario generale di EI David Edwards, comprendeva 14 delegati provenienti da diverse nazioni, tra cui rappresentanti di Italia, Regno Unito, Olanda, Canada, Sudafrica, Australia e altri paesi.
L'intento del viaggio non era puramente istituzionale, ma portava con sé un forte valore simbolico: celebrare in loco la Giornata Internazionale dell’Istruzione. La presenza fisica dei sindacalisti avrebbe dovuto testimoniare la vicinanza della comunità educativa globale ai docenti palestinesi, costretti a operare in condizioni di estrema precarietà e pericolo. La delegazione sindacale bloccata in Israele aveva in agenda la partecipazione ad eventi commemorativi e di supporto per quei colleghi che, nonostante il conflitto in corso, continuano a garantire il diritto allo studio nelle scuole dei territori occupati.
Incontri annullati e la condanna internazionale della FLC CGIL
Le conseguenze operative del blocco sono state immediate e hanno comportato la cancellazione dell'intera agenda diplomatica. Tra gli appuntamenti previsti figuravano incontri di alto livello con il Ministro dell’Istruzione palestinese e la Governatrice di Ramallah. Particolarmente critica è stata l'impossibilità di visitare due istituti scolastici attualmente sotto minaccia di demolizione da parte dell'esercito israeliano, oltre all'annullamento di una cerimonia di laurea per insegnanti coinvolti in progetti formativi della FLC CGIL.
La reazione della federazione italiana è stata netta. Attraverso una nota ufficiale, l'organizzazione ha definito l'accaduto non solo come una limitazione alla libertà di movimento, ma come un tentativo deliberato di "isolare l’istruzione palestinese dalla sua comunità globale". Impedire l'accesso a una delegazione pacifica viene letto come una strategia per silenziare la solidarietà internazionale e nascondere le difficoltà quotidiane vissute dal sistema scolastico locale. La condanna congiunta di FLC CGIL ed Education International sottolinea come tali azioni costituiscano una violazione del diritto internazionale e un attacco diretto ai principi fondamentali dell'educazione.