L'autonomia differenziata e il futuro della scuola italiana: intervista a Libero Tassella (SBC)

L’impatto dell’autonomia differenziata e della tecnologia sulla scuola: tra rischi di frammentazione e nuove sfide per la didattica moderna.

A cura di Redazione Redazione
29 dicembre 2025 10:00
L'autonomia differenziata e il futuro della scuola italiana: intervista a Libero Tassella (SBC) - Libero Tassella SBC
Libero Tassella SBC
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L'autonomia differenziata rappresenta una sfida cruciale per il sistema scolastico nazionale. Analizziamo, attraverso la terza ed ultima intervista a Libero Tassella di SBC, come la frammentazione regionale e l'innovazione tecnologica stiano ridisegnando il ruolo dei docenti e l'uguaglianza educativa, ponendo interrogativi sul futuro della didattica.

Le ripercussioni dell'autonomia differenziata sull'unità scolastica e dell’innovazione tecnologica nella didattica

Il progetto di Autonomia Differenziata rischia di frammentare il sistema educativo in venti realtà distinte, minacciando la tenuta del CCNL Scuola e l'uguaglianza sostanziale tra Nord e Sud. Quali sarebbero le contromisure di SBC di fronte al pericolo di "gabbie salariali" e alla possibile diversificazione dei programmi, per capire se la strategia sindacale andrà oltre la semplice protesta di principio contro la regionalizzazione.

L'autonomia regionale porterà inevitabilmente alla fine del Contratto Unico?

«Questo è il vero pericolo di cui nessuno purtroppo parla. Il mondo della scuola è sonnacchioso e sostanzialmente resta indifferente, basta vedere come reagisce agli scioperi sul contratto, sui salari e sulle pensioni. All'ultimo sciopero della CGIL del 12 dicembre ha partecipato solo il 5,2%., non è andata meglio lo sciopero del dicembre 2024 indetto da Flc CGIL e Uil Scuola Rua.

Se i docenti non ritrovano fiducia prima in sé stessi e poi nella lotta il quadro tracciato nella sua domanda potrebbe essere attuato sia pur gradualmente. Avremo scuole con offerte formative diverse a seconda dell'ubicazione delle stesse, tra qualche anno non sarà ininfluente nascere e frequentare la scuola a Caivano in provincia di Napoli o a Cinisello Balsamo in provincia di Milano. Potrebbero esserci anche contratti regionali e potrebbero venir meno alcune delle tutele di un contratto nazionale, penso alla durata dell'orario settimanale di lezione come l'uniformità del salario su tutto il territorio nazionale che oggi sono diritti acquisiti da anni. Sono convinto che per conquistaru un diritto bisogna lottare ma bisogna altresì lottare per conservarlo!

E questo che preoccupa, gli insegnanti oggi sono come ‘narcotizzati’ dai social e non hanno alcuna intenzione di lottare, di scendere in piazza, non parliamo di scioperare, scambiano la lotta con le raccolte di firme o con la ripetizione di lamentele sulle pagine Facebook dedicate alla scuola. Dell'autonomia differenziata e sugli effetti che potrebbe avere sull'organizzazione delle scuole, sui contratti, sui salari, sugli orari di servizio, sul reclutamento, per loro è quasi fantascienza, non ne parlano; contro le gabbie salariali nel 1969 si aprì una lunga lotta con scioperi e cortei, i nipoti e i pronipoti di questi lavoratori, alzerebbero subito le mani e accetterebbero di tutto e di più, anzi devo dire che gli insegnanti che lavorano a Milano, Torino, ecc... sarebbero addirittura favorevoli a stipendi differenziati».

Teme un esodo di docenti verso le Regioni del Nord che pagheranno di più?

«Difficile prevederlo. Sta di fatto che il Nord da sempre per i docenti e per gli ATA offre maggiori opportunità di lavoro in quanto in quei territori il lavoro di docente con basse retribuzioni è poco appetibile. Ma come dicevo, oggi assistiamo ad una certa resistenza nel trasferimento di insegnanti dal Sud al Nord per ragioni economiche perché si rischia di lavorare per la sola sussistenza. Certo, le cose potrebbero cambiare con un "bonus casa" e con la stipula di un contratto a tempo indeterminato. Ripeto, il mito del lavoro nella provincia e regione di provenienza sarà presto sfatato una volta per tutte, la denatalità, la migrazione interna e lo spostamento degli immigrati spingerà gli insegnanti nei territori dove ci saranno alunni e quindi posti vacanti».

I fondi per la Scuola 4.0 stanno migliorando la didattica o restano tecnologia inerte?

«Il rischio della nuova scuola detta 4.0, poi ci sarà quella 5.0 e via dicendo è che sia una scuola dove il ruolo dell'insegnante esca molto ridimensionato, in pratica il docente si potrebbe trasformare in una sorta di tecnico di laboratorio capace di far girare programmi in una macchina per insegnare, e nel contempo sappia gestire le relazioni tra gli studenti nonché vigilare sui loro comportamenti. Il loro valore decisionale nelle scelte didattiche, la libertà di insegnamento si potrebbero ridurre di non poco, fino ad essere azzerati. Si passa dalla scuola che formava il cittadino, che è stata quella immaginata dalla nostra Costituzione, alla scuola che addestra il consumatore che è quella che è stata immaginata dal Mercato. L'uso delle nuove tecnologie, che stanno cominciando ad entrare nelle aule scolastiche, secondo una precisa volontà politica, potrebbero portare a quanto da me ipotizzato poc'anzi. La valutazione di cui si parlava diventerebbe un semplice momento di verifica delle informazioni acquisite non vorrei parlare di competenze e conoscenze.

Certo che in queste scuole il disagio giovanile aumenterà e quindi accanto all'insegnante un po' tecnico di laboratorio, un po' sorvegliante e un po' collaboratore scolastico ci vorranno anche gli psicologi e gli assistenti sociali. Il futuro sarà un radicale cambiamento: la scuola e l'insegnante che abbiamo conosciuto fino a questo momento scomparirà. Il cambiamento è già iniziato come quella che io chiamo la ‘dismissione della scuola pubblica statale’, ma in pochi se ne stanno rendendo conto. Oltre a scuole diversificate per regioni, noi avremo scuole statali per la gente con un basso reddito e per gli immigrati, una scuola di serie C una scuola pubblica a capitale pubblico e privato per la classe media che può pagare una retta. Infine, una scuola privata ad altissimo livello con capitali internazionali che si frequenterà in Italia ma anche all'estero per la nuova classe dirigente».

Conclusioni

Per Libero Tassella l'autonomia differenziata rischia di frammentare il sistema scolastico, creando disparità regionali e indebolendo il contratto nazionale. Parallelamente, l'innovazione tecnologica 4.0 minaccia di declassare il docente a semplice tecnico, spostando l'obiettivo educativo dalla formazione del cittadino all'addestramento del consumatore, verso una pericolosa privatizzazione del sapere.

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