Manovra 2026: dal 2031 strette su riscatto della laurea breve e pensioni
Gli emendamenti alla Manovra 2026 riducono il valore del riscatto della laurea breve e allungano i tempi di decorrenza per la pensione anticipata.
L'esecutivo ha depositato nuovi emendamenti alla Manovra 2026 che modificano sensibilmente il panorama previdenziale futuro. Le norme introducono una progressiva svalutazione del riscatto della laurea ai fini dell'anzianità e rivedono le tempistiche di uscita per la pensione anticipata a partire dal 2031.
Approvazione della Manovra 2026 al Senato
Il testo definitivo della legge di bilancio è atteso per la discussione in aula a Palazzo Madama lunedì 22 dicembre. In base a quanto pianificato dalla conferenza dei capigruppo, il voto finale che renderà il provvedimento legge è previsto per la giornata di martedì 23 dicembre. Nel frattempo, il Governo ha introdotto un pacchetto di modifiche sostanziali che incidono sulle regole del welfare, concentrandosi specificamente sui requisiti per il pensionamento anticipato che entreranno in vigore nel prossimo decennio.
Penalizzazioni sul riscatto della laurea e Manovra 2026
Dal primo gennaio 2031, cambierà il peso specifico del riscatto della laurea breve per il calcolo dell'anzianità contributiva necessaria all'uscita dal lavoro. Gli emendamenti stabiliscono che gli anni riscattati non avranno più valore pieno per il raggiungimento della soglia standard di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne). La norma prevede una riduzione graduale del riconoscimento dei mesi riscattati:
Anno 2031: non verranno conteggiati 6 mesi di riscatto.
Anno 2032: la penalizzazione salirà a 12 mesi.
Anno 2033: saranno esclusi 18 mesi dal conteggio.
Anni 2034-2035: la riduzione toccherà rispettivamente i 24 e i 30 mesi totali.
Questa misura restrittiva si applica esclusivamente al corso di laurea breve, senza intaccare le altre forme di riscatto.
Finestre mobili e decorrenza del trattamento
Le modifiche apportate alla manovra intervengono anche sulla decorrenza del trattamento, ovvero il periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l'effettivo incasso dell'assegno. La Commissione Bilancio ha vagliato un meccanismo a scaglioni che posticipa l'accesso alla prestazione: chi matura i diritti nel 2031 dovrà attendere tre mesi, un'attesa che salirà a quattro mesi nel 2032 e nel 2033. Il posticipo crescerà ulteriormente a cinque mesi nel 2034, fino a raggiungere i sei mesi nel 2035. Si tratta di un rallentamento progressivo dell'accesso alla pensione studiato per garantire la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo termine.