Pensioni, nel 2029 uscita dal lavoro a 67 anni e 6 mesi: Anief propone a 60 anni

Il nuovo rapporto della Ragioneria dello Stato stima un rialzo dei requisiti legati alla speranza di vita: ferma opposizione dei sindacati.

23 gennaio 2026 19:30
Pensioni, nel 2029 uscita dal lavoro a 67 anni e 6 mesi: Anief propone a 60 anni - Marcello Pacifico
Marcello Pacifico
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Nuove stime sul futuro previdenziale: dal 2029 l'età per le pensioni potrebbe salire a 67 anni e 6 mesi. I calcoli della Ragioneria dello Stato allarmano il comparto scuola.

Pensioni e speranza di vita: le nuove stime della Ragioneria

L'orizzonte previdenziale italiano sembra destinato a spostarsi ulteriormente in avanti, delineando uno scenario complesso per i lavoratori nei prossimi anni. Secondo l'ultimo aggiornamento del rapporto "Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025", elaborato dalla Ragioneria dello Stato, il meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita imporrà un innalzamento dei requisiti di uscita. Se le previsioni precedenti, aggiornate al 2025, ipotizzavano un incremento di due mesi, i nuovi calcoli suggeriscono un quadro più rigido: a partire dal 2029, l'età per il ritiro dal lavoro potrebbe subire un incremento di tre mesi, fissando l'asticella a 67 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia.

Questa revisione al rialzo, evidenziata anche da recenti analisi del Sole 24 Ore, segue gli inasprimenti già introdotti dall'ultima Legge di Bilancio, che prevede uno slittamento di tre mesi per l'uscita a partire dal 2028. Si tratta di un meccanismo tecnico, legato indissolubilmente ai dati demografici e alla longevità della popolazione, che tuttavia si scontra con la realtà lavorativa quotidiana di milioni di italiani. Chi ha seguito le dinamiche previdenziali degli ultimi decenni sa bene che l'automatismo legato all'aspettativa di vita è uno dei nodi più critici del sistema, spesso contestato per la sua applicazione lineare a professioni profondamente diverse tra loro in termini di logoramento psicofisico.

La protesta della Scuola: verso il riconoscimento del Burnout

Le reazioni a queste proiezioni non si sono fatte attendere, in particolare dal mondo dell'istruzione, un settore già provato da un'età media del corpo docente tra le più alte d'Europa. L'Anief, attraverso le parole del suo presidente nazionale Marcello Pacifico, ha espresso un dissenso netto riguardo all'applicabilità di tali soglie al personale scolastico. Il sindacato sottolinea l'impraticabilità di mantenere in servizio insegnanti e collaboratori fino a quasi 68 anni o richiedere, come prospettato per il biennio 2029-2030, ben 43 anni e 4 mesi di contributi per la pensione anticipata.

La strategia sindacale annunciata da Pacifico punta a una mobilitazione capillare che coinvolgerà le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie), gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) e i quadri territoriali. L'obiettivo è chiaro: ottenere il riconoscimento formale del burnout e delle patologie professionali legate allo stress in ambito educativo. Una speranza risiede nell'attuazione dell'Osservatorio permanente, recentemente richiesto tramite un ordine del giorno approvato al Senato, che potrebbe fornire i dati necessari per una differenziazione dei requisiti pensionistici.

La richiesta di Anief è precisa: permettere al personale scolastico l'accesso alla pensione a 60 anni, equiparando di fatto l'insegnamento ai lavori usuranti o rischiosi, come avviene per le Forze Armate e di polizia. Inoltre, viene sollevata una questione di genere fondamentale: dato che l'80% della forza lavoro nella scuola è composta da donne, il sindacato propone un anticipo pensionistico di almeno tre anni senza penalizzazioni, estendendo quanto già previsto per le educatrici dell'infanzia, categoria per la quale il carattere gravoso della professione è già normativamente riconosciuto.

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