SBC: il declino della Scuola Pubblica Statale in Italia
Tra fondi alle private e nuovi scenari, ecco come cambia il destino della scuola pubblica statale nella Legge di Bilancio 2026.
La Legge di Bilancio 2026 segna un punto di svolta critico per la scuola pubblica italiana. Attraverso nuovi finanziamenti al settore privato, si accelera la dismissione della scuola pubblica statale, un tempo potente ascensore sociale e oggi sempre più marginalizzata a favore di un modello basato sulle disuguaglianze.
Libero Tassella (SBC): la 'dismissione' della scuola pubblica statale
Torno a riflettere sulla dismissione del sistema d'istruzione statale, tema già trattato in una mia recente intervista, prendendo spunto dal finanziamento diretto alle paritarie e da quello indiretto previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Con il bonus fino a 1.500 euro che sarà erogato alle famiglie, approvato definitivamente a dicembre, si conferma un chiaro segnale: è in atto lo smantellamento della scuola pubblica statale così come disegnata dai padri Costituenti dopo il Fascismo.
Purtroppo se ne parla ancora troppo poco, nonostante ci siano ormai tutti i segnali di un processo che viene da lontano; un percorso tanto lungo quanto graduale, iniziato con l’autonomia scolastica, la dirigenza e la "scuola azienda". Questa trasformazione è passata attraverso la razionalizzazione della rete e la "Buona Scuola", per continuare oggi con la cosiddetta scuola del merito voluta da Meloni e Valditara.
Per lo Stato diventa sempre più comodo finanziare il mercato privato dell'istruzione e, come evidenziato, la dismissione della scuola pubblica statale non inizia solo con questo governo. In futuro, la spesa in questo settore, ormai considerato poco strategico, sarà ulteriormente ridimensionata: l'istituzione statale rischia di diventare una scuola per i poveri, per i nuovi indigenti e per gli immigrati.
Il sistema pubblico finirà per addestrare quella che un tempo si chiamava manovalanza, destinata ad adattarsi con bassi salari a molteplici impieghi durante la vita lavorativa. I nuovi lavoratori dovranno possedere soprattutto l'attitudine al cambiamento, piegandosi alle mutevoli e precarie esigenze del mercato.
Al contrario, la formazione della classe media e alta sarà appannaggio di una scuola privata o a capitale misto, dove lo Stato concorrerà alle spese delle famiglie. Nasceranno scuole di eccellenza, frequentate da studenti che divideranno il loro percorso tra l'Italia e l'estero.
Quell'istituzione che livellava le disparità e fungeva da ascensore sociale sarà solo un pallido ricordo del passato. Il nuovo modello educativo sarà costruito proprio su quelle differenze sociali che, invece di abbattere, dovrà riconfermare.
È evidente come le disuguaglianze nel nostro Paese, di pari passo con la curva discendente della crescita demografica, si vadano ormai consolidando e quasi cristallizzando. Avremo inevitabilmente scuole diverse in rapporto alle risorse economiche e al capitale culturale delle famiglie di provenienza.
In questa nuova società oligarchica, dove le ricchezze si concentrano nel 5% della popolazione e che tollera l'evasione fiscale, la scuola si uniforma alle logiche di produzione e consumo. Pubblica o privata che sia, finanziata dallo Stato o da fondazioni, non punterà più a formare il cittadino consapevole, ma ad addestrare il lavoratore consumatore.
L'analisi evidenzia un progressivo smantellamento dell'istruzione pubblica in favore di quella privata, sancito dalla Legge di Bilancio 2026. Si prospetta un futuro in cui la scuola non sarà più garante di equità e mobilità sociale, ma uno strumento per cristallizzare le differenze di classe, destinando l'istruzione statale alla formazione di manovalanza precaria e quella privata alle élite.
Libero Tassella SBC