Studentessa con DSA esclusa dalla maturità: il TAR conferma la non ammissione

Il caso di una studentessa con DSA non ammessa all’esame di Stato chiarisce il peso del PDP, delle insufficienze e della comunicazione scuola-famiglia.

24 maggio 2026 08:00
Studentessa con DSA esclusa dalla maturità: il TAR conferma la non ammissione  -
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Una studentessa con DSA ha contestato davanti al TAR Lazio la decisione del consiglio di classe che, nel giugno 2019, l’aveva esclusa dall’esame di Stato. La ragazza, iscritta per la seconda volta alla quinta superiore, sosteneva che la scuola non avesse rispettato il PDP, non avesse comunicato correttamente la situazione alla famiglia e non avesse motivato in modo adeguato la non ammissione. Il tribunale, però, ha respinto il ricorso, ritenendo legittimo il giudizio espresso dai docenti.

Studentessa con DSA e non ammissione all’esame di Stato

La vicenda nasce dal verbale del consiglio di classe del 6 giugno 2019, con cui la studentessa era stata dichiarata non ammessa alla maturità. Nel ricorso venivano contestati diversi aspetti: l’assenza dei voti analitici per ogni disciplina, la presunta violazione del Piano didattico personalizzato, la mancata applicazione di misure adeguate per i disturbi specifici dell’apprendimento e l’insufficiente informazione ai genitori. La difesa chiedeva anche il risarcimento dei danni patrimoniali, morali e biologici.

Perché il TAR ha respinto il ricorso

Secondo il TAR Lazio, le contestazioni erano prive di elementi decisivi. Il verbale del consiglio di classe indicava chiaramente la presenza di gravi fragilità nelle materie scientifiche e linguistiche, rimaste nonostante gli interventi personalizzati. Per il giudice, la motivazione era sufficiente perché collegata alla valutazione complessiva del percorso scolastico. Non era necessario riportare nel provvedimento tutti i singoli voti, poiché la famiglia poteva consultarli tramite registro elettronico e perché la decisione finale riguarda l’intero rendimento, non una semplice somma di insufficienze.

Il ruolo del PDP per gli studenti con DSA

Il tribunale ha chiarito un punto centrale: il PDP serve a personalizzare la didattica e a prevedere strumenti compensativi, ma non modifica gli obiettivi di apprendimento richiesti. Gli studenti con DSA hanno diritto a misure come interrogazioni programmate, mappe, schemi o tempi organizzati, ma devono comunque raggiungere livelli adeguati nelle discipline. Nel caso esaminato, la studentessa non ha dimostrato in modo concreto che le fossero stati negati strumenti compensativi, mappe concettuali o condizioni adatte durante le verifiche. Le accuse sono state considerate generiche e non provate.

Famiglia informata e insufficienze già note

Uno degli argomenti del ricorso riguardava la presunta mancata comunicazione alla famiglia. Anche su questo punto il TAR ha escluso irregolarità. Già al termine del primo quadrimestre la ragazza presentava insufficienze in otto materie, una situazione considerata grave e conoscibile dai genitori. Inoltre la famiglia aveva sottoscritto il Piano didattico personalizzato, partecipando quindi al percorso scolastico della studentessa. Per il giudice, non si può parlare di sorpresa quando il quadro di rendimento, fragilità e criticità era emerso con largo anticipo.

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